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I due modi russi di combattere il virus

​Mentre il mondo si chiude in casa, Mosca rimane aperta, almeno per ora. Nonostante gli oltre 15mila casi e i circa 300 morti​ al giorno, si continua come sempre: l’economia non può perdere pezzi. Bar e ristoranti sono tuttora pieni e l’uso delle mascherine è un optional che, forse, verrà imposto più tardi, con nuovi divieti di circolazione che a primavera sono piaciuti a pochi, funzionari compresi.

In questa apparente libertà, c’è un uomo che affronta il virus prendendo tutte le misure precauzionali. Vladimir Putin. Il Presidente, 67 anni, lavora in videoconferenza dalla sua villa fuori Mosca, non viaggia all’estero, ha fortemente limitato gli impegni pubblici e impone ai suoi collaboratori o a chi chiunque voglia incontrarlo una quarantena di 14 giorni.

A Novo-Ogaryovo, dove vive attualmente, sono anche comparsi cabine portatili di sanificazione fatte ad hoc da cui devono passare tutti. Alcuni pezzi forti del regime sovietico si sono già fatti iniettare il vaccino, l’ormai celeberrimo Sputnik V, come il sindaco di Mosca, Sergei Sobianin. Putin no.

Spiegano i cremlinologi che una eventuale malattia del numero uno dovuta al Covid potrebbe scatenare mosse di palazzo difficili da prevedere o una crisi politica che non serve a nessuno.

Anche in occasione dell’anniversario della vittoria contro i nazisti, una delle ricorrenze più sentite, a cui non poteva certo rinunciare, tutti quelli che erano nel palco con lui uscivano da una quarantena preventiva. A Novo-Ogaryovo Putin è l’uomo più sicuro al mondo, se aggiungiamo le misure di prevenzione che abitualmente usa: un assaggiatore di cibi e un termo per le bevande suo particolare.

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