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Mediterraneo Erdogan

Altra vignetta di Charlie Hebdo su Erdogan. Si aggrava la crisi Turchia-Francia

Erdogan è in maglietta e mutande sul divano e solleva il velo di una donna che sta portando vino. Nella vignetta si vede anche il fondoschiena della musulmana e il Presidente turco esclama alla fine: “Oh! Il Profeta!”. La rivista Charlie Hebdo è ripartita al contrattacco, a firma Alice. Ma la Turchia non l’ha presa bene. Lo stesso Erdogan ha commentato: “L’obiettivo di queste pubblicazioni senza morale e decenza è di seminare odio e ostilità”.

Diciamo che il giornale francese gli ha fatto un assist, dopo le durissime dichiarazioni del ras della mezzaluna, compresa l’affermazione che Oltralpe “i musulmani vengono trattati come gli ebrei prima della guerra”. Sale la tensione tra i due Paesi. Si estende a Siria, Marocco, Libia e Pakistan, dove incendiano bandiere francesi. Intanto la procura di Ankara ha aperto un fascicolo per l’incriminazione di Charlie Hebdo.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha nessuna intenzione di essere disponibile con l’Unione Europea. Lo ha dimostrato più volte negli ultimi giorni, già dai fatti di Cipro e Grecia (nei territori dei quali le petroliere della mezzaluna girano minacciosamente) in cui la Ue ha evitato di prendere misure contro il ras di Istanbul, di fatto tendendo la mano.

No, Erdogan non vuole stringere mani. Ce l’ha con il presidente francese Emmanuel Macron, con cui ha già una pessima relazione e che ha tacciato di squilibrato. Macron ha subito richiamato il suo ambasciatore in Turchia e chiesto l’appoggio dei suoi partner europei, che l’hanno accontentato.

La Francia da tempo ha messo nelle sue priorità la lotta contro il terrorismo islamico e Macron ci è andato giù duro, dicendo che se i sei milioni di musulmani francesi non possono vivere “parallelamente” alla società che è basata su valori laici. Ankara vuole da sempre che i suoi compatrioti, anche se stanno in un Paese straniero, siano educati alla religione e dagli iman che loro scelgono.

Il conflitto si è acuito con la decapitazione del professor Samuel Paty in territorio francese da parte di un ceceno musulmano che gli rimproverava di aver mostrato in classe le famose vignette su Maometto pubblicate dalla rivista Charlie Hebdo (ricorderete l’attentato di cinque anni fa contro la sede del settimanale che fece 12 vittime).

Erdogan si sente forte, non ha condannato neppure la decapitazione del professore francese, ma stavolta Macron ha trovato un sostegno importante. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha parlato di “intollerabili provocazioni, azioni unilaterali nel Mediterraneo e adesso insulti” da parte della Turchia.

Il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha chiesto a Erdogan che abbassi i toni “in questa spirale di dichiarazioni”. “Ankara è sempre più lontana dalla Ue” ha sottolineato il primo ministro austriaco Sebastian Kurz.

Parole che danno forza a Macron: “Rispettiamo tutte le diversità in maniera pacifica, ma non accetteremo mai i discorsi dell’odio. La nostra storia comune è una lotta contro le tirannie e i fanatismi. Continueremo”.

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