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Sincero e cinico. 30 anni senza Ugo Tognazzi

Trasgressivo e sincero, irriverente e sornione, Ugo Tognazzi ci lasciò 30 anni fa. Cremonese di nascita, “mostro” della commedia all’italiana, unico nordico forse tra tanti grandi attori romani, è stato amato nel nostro Paese e all’estero (ricevette la Palma d’oro a Cannes per “La tragedia di un uomo ridicolo” di Bernardo Bertolucci).

Caratterista non tradizionale, i suoi personaggi borghesi, inquieti e caciaroni, alcune volte osceni, hanno descritto meglio di chiunque trent’anni d’Italia. Cominciò in guerra organizzando spettacoli per i commilitoni, poi un film con Mario Mattoli, “I cadetti di Guascogna”, continuò in tv con il grande Raimondo Vianello nel varietà Rai “Un due tre”.

La consacrazione è con il celebre “Il Federale” diretto da Luciano Salce. Vizi e virtù degli italiani sono stati messi a nudo ne “I Mostri” di Dino Risi e nel seguito “I nuovi mostri”, nei tre atti di “Amici miei” di Mario Monicelli e poi Nanni Loi, in cui interpretava il conte Mascetti, quello della “supercazzola”.

E’ stato indubbiamente uno dei simboli del nostro cinema, con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni. Non si possono dimenticare interpretazioni eccezionali quali “L’anatra all’arancia” sempre con Luciano Salce, “In nome del popolo italiano” con Risi, “Il vizietto” di Edouard Molinaro (parte che ha poi dichiarato di aver odiato perché volutamente eccessiva, troppo “caratterizzata”).

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