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Addio Pino. Se n’è andato Scaccia, simbolo del vero giornalismo

Addio Pino. Quando uno è così bravo, va ricordato per i suoi meriti: il giornalismo ha perso un campione, un servitore dei lettori e della verità dalla classe cristallina, un grande inviato. Abbiamo visto le guerre con i suoi occhi, dalla Somalia all’ex Jugoslavia all’Afghanistan, vissuto le tragedie con lui, come quella di San Giuliano di Puglia, ci siamo indignati come lo faceva lui con mafia e terrorismo.

Il suo “Articolo 21”, testata che ha contribuito a lanciare, lo ricorda come “uno che ha illuminato le vite degli altri senza mai dimenticare gli ultimi di qualsiasi colore e pelle”. Era, appunto, uno che ci ha insegnato il mestiere. Se n’è andato a 74 anni per complicanze successive al Covid. Romano e cittadino del mondo, lo vogliamo ricordare con stralci della meravigliosa lettera che scrisse in occasione della morte della compagna Rosaria.

Quando esplodeva una notizia, cominciava a preparare la valigia. Sicura che dopo pochi minuti sarebbe arrivata la telefonata. Dietro la vita folle di un inviato c’è sempre una donna. Se ho combinato qualcosa nella vita, lo devo sicuramente a Rosaria, mia moglie che per un beffardo gioco del destino è volata in cielo lo stesso giorno di Albino Longhi, il mio primo direttore… Qualche volta mi ha raggiunto: per esempio in Sardegna dove ero impegnato da oltre un mese per il caso Farouk. Un’ altra volta mi ha raggiunto in Tunisia e faceva le veglie con me sotto l’ospedale di Hammamet durante l’agonia di Craxi, scambiando con la figlia Stefania molte informazioni sul diabete di cui era esperta avendo vissuto la lunga malattia del padre”.

“Altre volte si è ritrovata casualmente dentro la notizia. Una volta mentre stavamo per negozi al Corso sono scappato davanti a Palazzo Chigi per un allarme bomba. Ha chiamato la redazione, ha saputo dove stavo e dopo pochi minuti me la sono ritrovata accanto nonostante il cordone di polizia perché ha usato i miei documenti… Eravamo sposati da 45 anni che sono una vita ma abbiamo sempre scherzato sul fatto che in fondo ne abbiamo vissuti insieme la metà, perché nel momento più operativo mancavo da casa sette-otto mesi”.

“E lei era la certezza: ha cresciuto il figlio, ha pensato a trovare la casa, sbrigava tutta l’amministrazione con acume e sapienza. Si è presa molte paure: come quando si è perso il nostro aereo mentre andavamo in Kenya per l’Achille Lauro (eravamo bloccati a Mogadiscio) oppure quando ci hanno sparato alle porte di Baghdad. Un giorno le ho chiesto: vuoi che mi fermo, che sto in ufficio? ‘Per carità – mi ha risposto – saresti insopportabile così invece sei felice e io sono orgogliosa di quello che fai’…”.

“Quando l’ho conosciuta era una ragazzina, aveva diciannove anni, ero precario. Quando ho trovato lavoro ad Ancona mi ha sposato e mi ha accompagnato passo passo, sempre, condividendo non senza difficoltà, la mia vita. Ha sopportato le lunghe assenze, quanti Capodanni è stata sola. Mi ha dedicato tutta se stessa e sono felice di esserle stato a fianco durante l’ultimo anno d’inferno e che siamo stati insieme anche l’ultima notte della sua vita, vicini come forse non lo siamo mai stati. “E’ dura. Dovrai imparare tante cose”: la mia ragazza del ’ 51 per l’ennesima volta ha avuto ragione, è durissima. Ho perso fisicamente mia moglie, tutta la mia vita, ma ora ho un angelo che continuerà a guidarmi e a proteggermi, lo so. Addio amore mio. Ma è solo un arrivederci”.

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