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Francisco Franco, un anno dopo l’inumazione si sono dimenticati di lui

​Qualche camicia azzurra, qualche mascherina anti Covid con i colori della Spagna o, per i più solerti, il simbolo della Falange, ​pochi fiori. Erano non più di trenta l’altro giorno a ricordare il primo anniversario del trasferimento della salma del dittatore dalla maestosa Valle de los Caidos, fuori Madrid, al cimitero cittadino di Mingorrubio, sempre nella capitale.

Da raduni di nostalgici persi nel ricordo di un’epoca ormai lontana e pronti a chissà quali azioni si è passati alla nostalgia delle manifestazioni che si facevano fino a un anno fa. Perché sembra che anche in un’altra data chiave per i nostalgici del franchismo – il 12 ottobre, giorno della Hispanidad – tutta questa partecipazione non ci sia stata. Ed è verosimile che anche il 20 novembre, anniversario della morte, di motti gridati come “Arriba España! España grande y libre!” e interpreti dell’inno ufficiale “Cara al sol” ce ne saranno pochi. Che finaccia, viene da dire.

Eppure un anno fa tutto il mondo si è visto passare in televisione quella bara esumata dal sepolcro per volere del Governo spagnolo, quattro ore e più di diretta televisiva dell’orrore. Trasferire la salma di un intoccabile ha raggiunto ovunque picchi di audience. Franco diventò in un giorno un “cadavere sequestrato” come sostengono i franchisti o il simbolo che la Storia va avanti, come sostiene l’altra parte del Paese. La questione non è risolta.

Tutto chiaro invece in quanto a numeri. Dalle spese di mantenimento della cripta della Valle de los Caidos si è passati a 41 euro all’anno “in spese di gestione e amministrazione” del cimitero madrileno. Anche vigilare sulla cappella di Mingorrubio costa allo Stato solo 700 euro al mese per pagare i vigilantes. Rimangono, fuori, bandiere della dittatura, qualche fiore di plastica, un gruppetto di turisti ogni tanto che fa una foto. 

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