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Teatri e cinema chiusi. Centri commerciali aperti. Nessuno ascolta i nostri artisti. Perché?

Il CAM (Coordinamento Artisti della scena Marchigiana) fa sentire la sua voce. Protestano gli artisti, in maniera elegante, com’è nel loro stile. Ma non possono più aspettare decisioni che non vengono prese. In un comunicato specificano: “I lavoratori dello spettacolo ancora attendono il ‘ristoro’ economico, peraltro misero, di giugno e luglio. Molti, dalla riapertura dei teatri, anche qualora siano riusciti a riprendere l’attività lavorativa, lo hanno fatto col contagocce, in condizioni strazianti per chi fa della relazione il senso ultimo della propria arte”.

Il sacrificio di ripartire è stato fatto “prestando estrema attenzione ai protocolli sanitari, ricalibrando l’organizzazione dei progetti, riprendendo ad immaginare. Questo è quanto non può essere ristorato, non trova sollievo: la ferita dell’Immaginario, lacerato da una politica allo stesso tempo miope, perché non comprende la gravità del reato culturale che sta commettendo, e presbite, perché non prende atto dei numeri che certificano un’ incidenza del virus  pressoché nulla nei luoghi dello spettacolo”.

E la verità, che sottoscriviamo, e con noi crediamo la società civile: “E’ inaccettabile che ora i teatri, i cinema, i centri culturali vengano chiusi, mentre le chiese, gli stadi, i centri commerciali rimangano aperti. Il pragmatismo delle scelte politiche non dovrebbe mai trascurare il valore simbolico che le  accompagna inevitabilmente, a maggior ragione se si tratta di arte, cultura ed educazione”. Lasciare dietro la Cultura sarebbe un errore madornale.

“Da mesi si sono formati gruppi autonomi di artisti, tecnici, maestranze, uniti allo scopo di modificare la legislazione del settore dello spettacolo dal vivo, sia a livello regionale che nazionale. Nelle Marche, CAM (Coordinamento Artisti della scena Marchigiana, nella foto Andrea Fazzini) ha inviato nei mesi scorsi in Regione un documento, inizialmente firmato da 150 professionisti, con proposte molto specifiche e la richiesta dell’apertura di un tavolo di lavoro condiviso. Nessuna risposta”.

E’ ora che ci si parli e “si riaprano i teatri e le scuole di formazione artistica, così che un intero comparto di professionisti possa tornare a svolgere il proprio mestiere… Ce lo chiedono gli spettatori, ce lo insegna la Storia, ce lo impone la nostra dignità” E aggiungono una chiosa: compenso e sollievo non sono in fondo la stessa cosa. “Ristòro s. m. [der. di ristorare]. – 1. ant. o letter. ‘Compenso, risarcimento’, in senso fig., ‘sollievo psichico, conforto morale o spirituale'”.

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