« Torna indietro

Nagorno Karabakh, vince l’Azerbaijan. Armistizio doloroso per gli armeni

Nagorno Karabakh, l’espansionismo turco dietro l’attacco azero

​E’ un armistizio, ma a favore degli azeri. Il premier armeno, Nikol Pachinian, lo ha firmato solo per evitare ulteriori massacri delle sue truppe. Sono trent’anni che Armenia e Azerbaijan si scontrano per il controllo del Nagorno Karabakh e stavolta è finita a favore di Baku, che aveva dovuto lasciare l’enclave agli armeni nel ’94. Ottocentomila profughi azeri lasciarono le loro case. Oggi la situazione è totalmente cambiata: ad essere ricchi sono gli azeri e molto ben supportati dalla Turchia. Non hanno fatto una fatica incredibile – la “nuova” guerra è durata poco più di un mese – a riconquistare la “Gerusalemme azera”, Shusha.

Si è mischiato un po’ tutto nel Nagorno Karabakh: gli interessi strategici dell’economia dell’area, che traghetta attraverso pipeline gas e petrolio dal Mar Caspio verso l’Europa, il conflitto religioso tra le due parti in lotta, la cattolica Armenia e il musulmano Azerbaijan, l’infinita lotta degli armeni per poter vivere in pace, l’espansionismo turco.

Prima le operazioni militari in Siria, poi l’intervento in Libia, le pretese sui mari contro la Grecia​ e adesso il territorio conteso da quando si è dissolta l’Unione Sovietica. La Turchia è sempre attiva e in questo conflitto è difficile pensare che non ci sia lo zampino degli strateghi di Ankara sull’azione militare azera.

Perché è chiaro che Baku ha attaccato, con un dispiegamento di forze senza precedenti, sapendo di avere la Turchia al fianco. Adesso il desiderio degli azeri – e dei turchi – è quello di ricostruire il Grande Azerbaijan, conquistando questi territori che oggi si chiamano Artsakh, per poi arrivare a Nakhichevan. Islamici, forti, sostenuti dai turchi.

Un avvertimento a Mosca, che certi soggetti ai propri confini, non li vuole proprio. E infatti i russi sanno già che se la guerra ha un’escalation dovranno intervenire. Con conseguenze che nessuno osa dire.

​Gli scontri a fuoco erano cominciati il 27 settembre. Baku in maniera provocatoria ha accusato gli armeni di essere responsabili di presunti attacchi preventivi, ma la controffensiva è stata troppo dura e immediata per credere alla versione azera. I turchi non vogliono gli armeni lì e questo da sempre, dai tempi in cui hanno massacrato questa avanguardia cristiana. Sono scesi in campo, ci sono le prove: due giorni dopo l’apertura delle ostilità un aereo armeno, un Sukhoi, era stato abbattuto da un caccia turco.​

I​l presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, ​ha negato: “Quello della Turchia è un sostegno morale, e nient’altro​”, ma altra è la verità.​ Basterebbero le parole di Erdogan: “L’Armenia è la più grande minaccia per la pace nel Sud del Caucaso e il conflitto per il Nagorno Karabakh può essere risolto solo ripristinando l’integrità territoriale dell’Azerbaijan​”.

Edizioni