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Lettere firmate Brigate Rosse a Pd, Bonaccini e sindaci dell’Emilia Romagna

Torna la stella a cinque punte. Poco credibili, secondo gli inquirenti, le lettere inviate dagli emuli dei terroristi di un passato così lontano da essere ancora, in epoca di crisi sociale ed economica, attuale. Anche se le “modalità” e i “contenuti”, come segnalano gli investigatori, non farebbero pensare a collegamenti con il passato, c’è poco da minimizzare e infatti si valutano le missive “con estrema attenzione”.

Sono state spedite alla sede nazionale romana del Pd, al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che è anche numero uno della Conferenza delle Regioni, e ad alcuni sindaci, quelli di Modena, Gian Carlo Mazzucchelli, Rimini, Andrea Gnassi, Forlì, Gian Luca Zattini, Ferrara, Alan Fabbri, e Ravenna, Michele De Pascale.

Più che una ricostituzione del movimento terrorista, è una sorta di intimidazione alle istituzioni. Le quali rispondono ferme. Secco il commento di Bonaccini: “Istituzioni e comunità regionale stiano unite contro chi semina odio. Mi auguro vengano individuati prima possibile i responsabili”. Fabbri (che è leghista, le minacce sono bipartisan) da Ferrara commenta: “In tanti anni che faccio politica ho ricevuto minacce sia da singoli cittadini che da parte di gruppi e non mi faccio intimidire”.

Gnassi, primo cittadino a Rimini, ha sottolineato “il clima brutto e confuso che viviamo. Serve un eccezionale senso di responsabilità in ogni componente della società italiana. Governo e istituzioni garantendo ossigeno alle imprese in difficoltà e sostenendo in ogni modo gli sforzi della sanità, Comuni e territori spalancando ancora di più le loro porte a chi ne ha bisogno”.

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