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Giulio Regeni

Caso Regeni, forse ci siamo. Conte chiama El Sisi

Per affermare una verità storica, e cioè che il giovane ricercatore italiano Giulio Regeni è stato barbaramente ucciso a Il Cairo da chi non doveva e cioè da parti dello Stato egiziano, si passa anche attraverso telefonate. Come quella che ha fatto ​il nostro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

Il tempo per indagare cosa sia successo a Regeni è terminato, lo sanno anche gli egiziani, e con le prossime mosse l’Italia partirà all’attacco alla ricerca della verità sulla morte del giovane. Tra pochi giorni il pubblico ministero italiano che ha indagato sul caso presenterà gli atti e chiederà il processo per 5 agenti della Sicurezza nazionale egiziana. 

Al Sisi sa che tutto quanto successo a Regeni sarà presto di dominio pubblico, dopo anni di tentativi per insabbiare il caso, e nonostante nei comunicati ufficiali si dica che “le parti hanno discusso delle relazioni bilaterali, in particolare in ambito militare, economico, energetico e di sicurezza” è proprio l’efferato omicidio del giovane ricercatore che mette in crisi, ancora una volta i rapporti bilaterali tra i due Paesi. Ma forse, per sapere cos’è successo, ci siamo.

L’Italia ha inoltre chiesto, nella telefonata a El Sisi, una soluzione al caso dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, tra cui 8 italiani, sequestrati da tre mesi a Bengasi. Il nostro Governo aveva provato a trattare con Haftar e con i suoi alleati, ma senza risultati di sorta.

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