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L’artigianato non conosce disabilità

Otto maestri d’arte veneziani insegnano il mestiere a venticinque ragazzi disabili. A ogni ragazzo è stato assegnato un maestro dell’artigianato storico locale, in base a esigenze, condizioni psicofisiche e abilità residue.

Otto maestri d’arte veneziani insegnano il mestiere a venticinque ragazzi disabili. A ogni ragazzo è stato assegnato un maestro dell’artigianato storico locale, in base a esigenze, condizioni psicofisiche e abilità residue.

Strumenti e forza lavoro sono di Aeres Venezia. Idea e risorse sono dell’Ulss 3 Serenissima. E ora i ragazzi stanno facendo scuola di mestieri nelle botteghe di quartiere e nei mercati rionali di Mestre e Venezia: maschere di carnevale, piccola sartoria, riparazioni, tecniche di pelletteria, ceramica, arte del giardinaggio e anche la vendita diretta di alcuni dei loro prodotti.

Gli otto artigiani, che provengono dalla rete di Aeres Venezia, sono stati scelti dall’Ulss 3 in base a esigenze e peculiarità dei ragazzi. Ragazzi che sono tutti a carico del Servizio integrazione lavorativa dell’Azienda sanitaria. Quest’anno, a causa dell’emergenza epidemica, hanno interrotto l’abituale tirocinio che ogni anno svolgevano, in virtù della loro invalidità civile, con le aziende pubbliche e private del territorio.
“Per le evidenti difficoltà portate dalla pandemia, le aziende non potevano più farlo – spiega la coordinatrice del Servizio integrazione lavorativa dei distretti 1 e 2 dell’Ulss 3 Raffaella Moretti -. Così abbiamo ideato questo progetto che ha unito venticinque dei nostri utenti a otto artigiani locali legati all’economia solidale. Assieme ad Aeres abbiamo individuato i maestri d’arte sulla base delle diverse attività proposte e sull’analisi del bisogno dei ragazzi. Grazie al contributo dell’Ulss, a settembre questi artigiani hanno costruito delle sessioni di lavoro ad hoc, volte alla trasmissione del sapere professionale, che porteranno avanti fino alla fine dell’anno. L’alchimia e la naturalezza del rapporto che si è creato tra lavoratori e ragazzi ha sorpreso anche noi”.

Il progetto messo in campo da Ulss 3 con la collaborazione di Aeres Venezia si chiama Impronta di comunità. Si tratta di un lavoro di integrazione socio occupazionale, “una risposta che contrasta l’isolamento sociale di questi ragazzi attraverso esperienze formative, pratiche e lavorative che ne stimolano non solo le abilità residue, ma anche la socialità e l’autonomia – dice il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben -, mantenendo comunque sempre al primo posto la loro sicurezza con il distanziamento, le mascherine e l’igienizzazione delle mani”. Le attività organizzate su più laboratori, botteghe e spazi all’aperto sono state pensate proprio per distribuire al meglio l’utenza, evitando di creare gruppi numerosi

I venticinque ragazzi in questo momento sono occupati al mercato biologico equo e solidale di Rio Terà dei Pensieri a Venezia, al laboratorio dell’associazione in viale S.Marco a Mestre, alla bottega della solidarietà di campo del Ghetto vecchio, alla Bottega della Solidarietà in Santa Croce e alla Bottega della Solidarietà a San Marco.
Le loro attività comprendono, tra le altre cose, la sartoria, le creazioni di riciclo, l’officina popolare, il verde urbano, la cura delle aiuole, delle piante officinali e aromatiche, la logistica, la grafica e l’informatica base, la ceramica, la pelletteria, le maschere in cuoio e in cartapesta.
Prima di partire, ai ragazzi è stato fornito un kit di base con gli attrezzi elementari del mestiere: possono essere aghi, forbici, righelli, macchina da cucire, attrezzi per il giardinaggio, stampi e fustelle per cuoio, forme per le maschere, attrezzatura da officina.
I ragazzi disabili sono impegnati per questo progetto fino alla fine di dicembre per quattro mesi, tre giorni la settimana, quattro ore al giorno.

I Comuni del territorio dell’Ulss 3 hanno destinato una parte delle loro risorse economiche per le progettualità alternative e, anche grazie a queste, il Servizio integrazione lavorativa dei distretti di Venezia Mestre, Marcon e Quarto d’Altino ha coinvolto l’associazione Aeres, attiva nell’economia sociale. Questa ha messo a disposizione gli artigiani attivi nella sua rete. “Con questo artigianato, che possiamo definire ‘artigianato di relazione’, da questi ragazzi riceviamo ogni giorno una lezione civica dal basso: noi trasmettiamo il sapere ma in cambio riceviamo molto di più – racconta il presidente di Aeres Venezia Massimo Renno -. Loro sono appassionati, attenti e si rendono progressivamente sempre più autonomi”.

“Seguiamo i ritmi dei ragazzi, adattando il tipo di attività per evitare che si stanchino – spiega l’artigiana Serena Nalon – che crea vestiti e gestisce una bottega equosolidale in centro storico -. Sto insegnando loro a creare mascherine, pochette e altri piccoli manufatti a seconda delle abilità di ciascuno”.
“Ho cominciato a insegnare loro i punti a mano, poi i punti imbastitura, poi a introdurre la macchina da cucire – racconta la collega Petra Pohlova -. Vedo i progressi di questi ragazzi ogni giorno”.

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