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Addio Maradona. E’ stato l’ultimo dio del calcio

Sembra che se ne sia andato per un infarto, nei giorni in cui, nella sua casa di Tigre, a Buenos Aires, si stava recuperando per l’operazione alla testa di pochi giorni fa. E’ morto Diego Armando Maradona. Aveva appena compiuto 60 anni.

Il più grande numero 10 della storia del calcio è stato premiato e punito, esaltato e gettato via dalla vita sregolata che ha vissuto, appassionata del grande artista ma anche indifferente ai sue umane debolezze. I murales che i napoletani hanno messo in tutta la città, con le edicole votive e addirittura un altare, raffigurano un Cristo popolare, umano e sorridente, anche lui nato nella povertà di una periferia estrema di Buenos Aires, Villa Fiorito.

Pelè poche settimane fa gli ha concesso la corona, “sei tu il migliore di sempre”. Il numero 10 che ha incantato il mondo con la classe delle sue giocate, serpentine e dribbling e, quando era necessaria, anche “la mano de Dios” con cui segnò agli antipatici inglesi “vendicando” in qualche modo la tremenda – per gli argentini – guerra delle Malvinas, il fuoriclasse che ha fatto amare il calcio anche a chi lo odiava, allenava in questa stagione una piccola squadra, il Gimnasia La Plata, nella capitale argentina.

E’ sempre andato ad alti e bassi, come gli dei. Ha rischiato, infarti e rianimazioni, di morire più volte per i suoi vizi. E’ sempre stato contro tutti i poteri e gliel’hanno fatta pagare o tentato di farlo. E’ stato amico di Fidel Castro e delle rivoluzioni. E’ stato soprattutto sempre vicino alle gente, la sua gente umile con cui, anche da vincitore e famoso, ha condiviso il cammino.

Diego ha vissuto troppo, troppo caricato di responsabilità, troppo intensamente come le rockstar, è stata una vita senza tregua, se la sia scelta o no. Non ci sarà un altro Maradona. Anche il calcio è cambiato e oggi i profeti del “futbol” sono proiezioni di un marketing che tutto comanda: l’arte è finita con il “Diez”.

E se fa ridere che la Chiesa Maradoniana conti mezzo milione di fedeli praticanti nel mondo, nessuno si permette di scherzare sul fatto che abbiamo avuto la fortuna di convivere con un dio, con tutte le inquietudini, gli smarrimenti, i dubbi, le cadute che solo un vero dio può avere. 

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