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Questo non è amore. Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Onu il 17 dicembre del 1999.

Sono 3.344 le donne uccise in Italia nel XXI secolo. 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020. Una ogni tre giorni.

Sono questi i dati del rapporto Eures sul femminicidio in Italia. Si registra una leggera flessione rispetto alle 99 vittime dello stesso periodo dell’anno precedente.

A diminuire soltanto le vittime femminili della criminalità comune (da 14 ad appena 3 nel periodo gennaio-ottobre 2020), mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all’interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi); aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato (da 0 a 4).

Viviamo in una società ancora maschilista, che fatica a riconoscere la libertà delle donne e la loro capacità di affermazione.

La violenza contro le donne è un fenomeno complesso, è una piaga dolorosa e profonda della nostra società. È necessario unire le forze e agire non solo attraverso strumenti normativi, attività di prevenzione e repressione, ma occorre promuovere la cultura del rispetto fin da piccoli, in famiglia e nelle scuole.

Non esiste l’amore malato. È un rapporto malato. E non “se l’è cercata”, non “è colpa sua”.

La maggior parte degli episodi di violenza avvengono tra le mura domestiche: offese, umiliazioni, botte, abusi e anche omicidi.  Le campagne di sensibilizzazione sono importanti, ma non bastano.

“I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano; lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne è un obbligo dell’umanità; il rafforzamento del potere di azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità” (Kofi Hannam).

Il 9 agosto 2019 è entrato in vigore cosiddetto “Codice Rosso” che ha introdotto nuove fattispecie di reato e perfezionato meccanismi di tutela delle vittime, attraverso il potenziamento di strumenti d’indagine e dell’azione giudiziaria.

“In questi ultimi anni – ha affermato il Questore Ricifari nel corso della conferenza che si è svolta stamane – abbiamo, come Dipartimento di Pubblica Sicurezza, adottato una serie di iniziative per richiamare l’attenzione e per spingere ad una riflessione sul fenomeno. La normativa esistente a livello nazionale, ma anche il lavoro svolto da associazioni, privati, enti governativi, forze di polizia, magistratura, sta facendo emergere una serie di fatti che in passato non venivano denunciati.

Questore di Caltanissetta Emanuele Ricifari |Questo non è amore | Day Italia News Gela

L’emergenza coronavirus ha costretto molte donne a stare in casa con il proprio “aguzzino”.

Quanto ha influito l’emergenza pandemica in atto sui reati di genere.

I femminicidi – ha proseguito – sono diminuiti nel periodo della prima fase della pandemia. E altrettanto i reati legati alla violenza di genere. Nel periodo successivo, hanno avuto una sostanziale crescita e si sono attestati su percentuali significative.

Per quanto concerne i maltrattamenti in famiglia, che sono buona parte, quasi il 50% dei reati di violenza di genere, l’81% vede vittime le donne, il 19% gli uomini.

E nel nostro territorio?

La Sicilia è una delle regioni nelle quali viene registrata dopo la Lombardia, il più alto numero di questi reati. Molte di queste vittime, oltre il 20% sono di nazionalità straniera: marocchini, peruviani, albanesi, rumeni, ucraini. Ovviamente, questo dato questo va parametrato anche rispetto al numero di presenze che ci sono in Italia.

In provincia di Caltanissetta – ha continuato – nel periodo gennaio-settembre 2020, si sono registrati 9 omicidi in ambito affettivo-familiare. Nel 2019 non ci sono stati episodi di questo genere. Quindi, c’è un aumento teorico del 600% degli omicidi, ed in particolare, quelli in ambito familiare, un aumento del 300%

Per quanto concerne i reati spia– ha concluso – vale a dire tutti quei delitti che sono indicatori di violenza di genere, espressione dunque di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale: gli atti persecutori o stalking, i maltrattamenti contro familiari e conviventi e le violenze sessuali, abbiamo in Provincia, purtroppo, un aumento esponenziale.

Gli atti persecutori nel periodo gennaio-settembre 2019 erano stati 54, nello stesso periodo del 2020 sono 111. I maltrattamenti contro familiari e conviventi che erano 83 nel 2019, nei primi nove mesi del 2020, sono stati 120. 9 Le violenze sessuali nel 2019, 17 nell’omologo periodo di quest’anno.

Numeri in crescita, a fronte di un aumento delle denunce, questo grazie anche alle campagne antiviolenza che sono state fatte sul territorio dalla Polizia di Stato, ma anche da altri enti e associazioni”.

La dottoressa Bilello, Dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Caltanissetta, con riferimento ai reati spia, ha evidenziato che, grazie ai nuovi reati introdotti dal Codice Rosso, è possibile lavorare non più sulla pericolosità sociale e generica del soggetto, ma anche in particolare su una pericolosità sociale, qualificata del soggetto. Qualificata per aver commesso determinati reati.

In particolare – ha affermato – ci occupiamo dell’art. 612 bis, che è il reato di stalking e dell’art. 572 del Codice penale, che è il maltrattamento. Nel momento in cui, ci troviamo di fronte a soggetti che hanno fatto denunce per 612 bis o maltrattamenti, siamo nelle condizioni di poter operare anche in autonomia, con l’emissione dell’ammonimento. Per quanto riguarda gli atti persecutori, abbiamo bisogno di una istanza di ammonimento che deve essere presentata dalla persona offesa e quindi su input della persona offesa possiamo intervenire.

Per la violenza domestica, invece, la segnalazione può avvenire da parte di chiunque e sulla base degli atti che noi raccogliamo, possiamo emettere un ammonimento.

Sono aumentati gli ammonimenti nei confronti dei soggetti per atti persecutori e per maltrattamenti contro familiari e conviventi dal 2019 al 2020 e le proposte di misure di prevenzione, grazie anche ad una maggiore sinergia che si è attuata negli ultimi tempi con il Tribunale-Misure di Prevenzione. In questi nove mesi, sono stati emessi 6 ammonimenti.

Polizia di Stato | Questo non è amore |Day Italia News Gela

Dallo scorso lockdown la app YouPol, scaricata da tantissimi cittadini, è stata estesa alle segnalazioni di violenza domestica. Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato. Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. É inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il 113.

È, invece, in fase di sperimentazione, l’app Scudo, realizzata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, di cui saranno dotate tutte le forze di polizia e che consentirà di possedere le informazioni utili sui precedenti interventi effettuati presso lo stesso indirizzo (presenza di minori o di soggetti con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, disponibilità di armi, lesioni personali subite in passato dalla vittima) e di calibrare così nel modo migliore l’operatività.

Attualmente – ha spiegato la dottoressa Belillo – ci basiamo sul Protocollo Eva, che ha base provinciale. Quello che manca è una comunicazione interprovinciale.

Il protocollo permette agli operatori di polizia di avere le informazioni su eventuali pregressi interventi. Viene stilata una checklist in cui si inseriscono i dati di chi richiede l’intervento, chi è l’eventuale vittima, se ci sono minori, se il soggetto è armato o meno. Queste informazioni vengono registrate e forniscono all’operatore di polizia una conoscenza del sito, qualora si sia già intervenuto. La differenza con l’app Scudo è l’applicazione a livello nazionale e quindi la conoscenza interprovinciale di questi dati”.

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