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Maradona, una morte misteriosa. Perquisiti casa e ufficio del suo medico

“Triste, solitario y final”, circondato da un gruppo chiassoso riunitosi lì per la prima volta – medico, infermieri, avvocato, agente, le figlie, i suoi fantasmi -, solo senza poter essere solo, estraneo anche a se stesso, così se n’è andato l’uomo forse più popolare e amato dell’ultimo secolo. Lo hanno confermato alle televisioni di tutto il mondo i pochi amici. Ma l’ha detto, in una registrazione uscita fuori chissà da dove in questo grande circo, lo stesso campione poco prima di morire. 

“Tu cosa faresti se fossi Maradona?” chiede lui a un inserviente. 

“La verità è che non mi piacerebbe neanche per un secondo essere Maradona”, gli risponde l’uomo.

“Lo stesso per me, mi piacerebbe prendermi una vacanza da Maradona”. 

Se la vacanza se la sia presa o gliel’abbiano organizzata, questo lo deciderà il giudice argentino di San Isidro che, poco convinto dell’operato del medico personale del campione, ha ordinato di perquisire casa e ufficio di Leopoldo Luque. E’ lui che ha operato alla testa Maradona, è lui che l’ha assistito nella villa di Tigre, a Buenos Aires, dove il Pibe de Oro si è rifugiato dopo l’intervento, è lui che, sembra, aveva litigato con Maradona minacciando di colpirlo con un pugno. L’indagine del giudice è per “omicidio colposo”. Ma ci sarà da separare, operazione non semplice in questi casi, il gossip dalla verità.

Ancora non sappiamo se ci siano state negligenze nei soccorsi, come è stato detto, ma di certo c’è che, con un cardiopatico moribondo in casa, nella villa non c’era neanche un defibrillatore. Incredibile. E mentre la famiglia di Maradona già punta il dito contro Luque, il “Diez” riposa nel Jardin di Bella Vista di Buenos Aires, accanto ai suoi genitori, Doña Tota e Don Diego, ormai ignaro di tutte quelle cose terrene di cui è stato padrone, anche senza volerlo.

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