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Addio Giscard d’Estaing. Da Presidente francese ha lottato per un’Europa unita

Colto, dal portamento e modi aristocratici, elegante come solo un Presidente può esserlo, ​Valery Giscard d’Estaing è stato una pietra miliare nella costruzione dell’Europa. E’ morto di Covid, a 94 anni. Liberale e riformista (depenalizzazione dell’aborto e divorzio consensuale tra le battaglie), poco legato ai partiti tradizionali – un profilo che lo accosta all’attuale capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron –  ​è stato, secondo gli osservatori politici internazionali, un “illuminato”: ha perseguito a lungo l’idea di una Costituzione europea e tenuto rapporti bilaterali all’insegna del dialogo.

Si ricordano ancora i suoi rapporti, indispensabili per la solidità europea, con il cancelliere tedesco Schmidt. Diceva di lui: “La prima volta che ho visto un tedesco era attraverso il visore di un carro armato pronto a sparare. Qualche anno dopo abbiamo costruito insieme l’Europa unita”. Impossibile, secondo Giscard, “senza la consapevolezza di quel passato”.

Quattro figli e un matrimonio solido non sono bastati a oscurare la sua fama di playboy, vera o presunta. Vere invece le accuse, ma assolutamente tardive, di una giornalista tedesca che l’anno scorso dice di essere stata palpeggiata da Giscard. Difficile crederlo. E’ morto a Tours e non avrà un funerale di Stato, anche se è stato il più giovane Presidente della République, eletto a 48 anni dopo la morte di Georges Pompidou. 

Ha avuto qualche guaio serio sull’affaire Bokassa, quando il dittatore centrafricano gli regalò dei diamanti. “Servo dello Stato, politico del progresso e della libertà, la sua morte è un lutto per la nazione francese. Nel suo mandato di sette anni ha trasformato il Paese” così lo ha ricordato Macron.

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