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Genova, il robot iCub in sostegno dei bambini affetti da autismo

Genova –  E’ il robot umanoide iCub realizzato dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia che ha annunciato, insieme all’Opera Don Onorione di Genova, l’ingresso – mai accaduto prima d’ora – del suo robot in una struttura riabilitativa per prendere parte ad un trattamento sperimentale nell’ambito di una ricerca sui disturbi dello spettro autistico.

iCub è un cucciolo di robot, alto 1,04 metri e con un peso di circa 25 kg, nato una decina di anni, con caratteristiche ritenute fino ad allora impensabili per un automa.
È infatti l’umanoide più completo sulla faccia della Terra: ha mani di metallo, muscoli ad azionamento elettrico, due telecamere per occhi, due microfoni per orecchie, uno speaker al posto della bocca, la possibilità di comunicare con le espressioni del volto e perfino una pelle artificiale.
 

Genova, il robot iCub: origini del nome

A battezzarlo così è stato Giorgio Metta, l’ingegnere robotico che l’ha ideato insieme al collega Giulio Sandini, un veterano del settore.
Nel 2004, prima ancora che nascesse l’IIT, l’idea è diventata un progetto europeo, che si è poi concretizzata nel corso degli anni. 

Il nome iCub, ha due fonti di ispirazione.
La “i” viene da I, robot (“Io, robot”), la raccolta di racconti di fantascienza scritta da Isaac Asimov ormai più di 50 anni fa; “cub” deriva invece dal cuccioli (mancub) descritto da Rudyard Kipling nel suo Libro della Giungla.

Genova, il robot iCub: cosa sa fare

L’Istituito spiega che nei prossimi mesi, infatti, il team Social Cognition in Human-robot Interaction di Iit guidato dalla ricercatrice Agnieszka Wykowska lavorerà insieme all’equipe riabilitativa del Centro Boggiano Pico di Genova, polo specializzato nel trattamento dei disturbi del neurosviluppo dell’Opera Don Orione, “per testare l’efficacia dell’utilizzo del robot nel trattamento di bambini affetti da disturbo dello spettro autistico direttamente in un contesto ambulatoriale.

Genova, il robot iCub: un progetto avanzato e l’obiettivo scientifico

La fase iniziale della sperimentazione si rivolge a circa 50 bambini e si concluderà a giugno del 2021. L’obiettivo, nei prossimi anni, è sviluppare ulteriori e diversi training che possano aiutare bambini con spettro autistico a implementare, accrescere specifiche competenze e allo scopo di sviluppare le loro capacità di comprendere il punto di vista altrui.

Un progetto avanzato e a lungo termine, con importanti ricadute tecnologiche e, soprattutto, un ambizioso obiettivo scientifico: simulare un bambino di pochi anni di vita per scoprire qualcosa di più su come siamo fatti e su come funziona il nostro cervello

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