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Attacco al Congresso Usa dei sostenitori di Trump, 4 morti. Vacilla per un giorno la democrazia americana

​La democrazia americana ha vacillato poche ore fa, quando il popolo fedele a Trump (elettori ipnotizzati dal tycoon, ma anche sostenitori delle teorie complottiste QAnon, neonazisti, antisemiti) ha tentato ​di rovesciare il verdetto popolare delle elezioni con un’azione di forza. L’attacco al Senato è una scena che non si era mai vista. Quando il bizzarro Jake Angeli,​ uno dei capi della rivolta, si è seduto sul più alto scranno della democrazia americana vestito da pellirossa o pagliaccio, molti hanno capito che a volte le parole non bastano con i prepotenti e bisogna ​far sloggiare subito, non un minuto più tardi, Trump dalla Casa Bianca, appellandosi al 25esimo emendamento della Costituzione.

Quattro morti e 13 feriti, arresti a iosa, questo il tragico bilancio dell’attacco a Capitol Hill. Washington ha vissuto incredula la giornata di scontri che doveva essere soltanto quella della certificazione elettorale del nuovo Presidente, Joe Biden. Quando il Senato si è formalmente aperto, hanno risuonato in aula chiare e forti le parole del vicepresidente, Mike Pence: “Non avete vinto, la violenza non vince mai​”. Si sono smarcati tutti, tranne lui ovviamente, dalle violenze della gente di Trump. “Ribellione armata”, “falsa insurrezione”, “quando è troppo è troppo”, “non contare su di me”, “hanno tentato di fermare la nostra democrazia, ma hanno fallito​”, tutti post scritti da repubblicani vicini a Trump, non da democratici. 

​I lavori sono ripresi all’ora di cena e il Senato ha respinto​ le richieste di chi voleva riconteggiare i voti, ma tanti, troppi repubblicani hanno votato contro. Sono ancora convinti, come il loro capo, che le elezioni siano state truccate. Non un passo indietro. E’ stato un tentativo di sommettere la democrazia a un gruppo di persone.

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