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Rosina, due verità e mille dubbi che gli interrogatori di oggi non risolveranno

Può un pezzo della serratura forzata dal presunto ladro essere ritrovata al secondo sopralluogo? La villetta di Montecassiano dove è morta soffocata Rosina Cassetti, 78 anni, nella notte di Natale nasconde due verità. Quella della Procura, guidata da Giovanni Giorgio, che continua a mettere insieme i tasselli del puzzle su cosa possa essere successo quella notte: analisi sui cellulari dei familiari, su un portatile e sui conti correnti. E anche quella della difesa, oggi capitanata dall’avvocato Andrea Netti, che parla di scena del delitto “compromessa”, troppe persone sono passate di lì in dieci giorni dall’omicidio.

Netti smentisce punto per punto le evidenze raccolte contro gli indagati, il marito di Rosina, Enrico Orazi, la figlia Arianna di 48 anni e il giovane nipote ventenne Enea, che vedono pendere su di loro le ipotesi di reato di omicidio volontario, favoreggiamento, simulazione di reato e favoreggiamento.

I cani non hanno abbaiato quando il presunto ladro si sarebbe introdotto. Netti contesta: “I cani non potevano arrivare alla porzione di giardino sul retro, c’è un cancello”. E nel caso fossero stati addormentati: “Moltissimi prodotti per sopire i cani con la prima orina scompaiono: il fatto che non abbiano abbaiato, senza un’indagine ematica, non prova nulla”. 

Sul fatto che a Rosina fosse stata tolta l’auto: “Aveva avuto un incidente a febbraio e stava seguendo una cura che non rendeva opportuno che guidasse. Per questo i familiari erano intervenuti”.

Sul malessere di Rosina, raccontato alle amiche, a vivere in quella casa (ricordiamo che si era rivolta a un centro antiviolenza con cui avrebbe avuto un appuntamento pochi giorni dopo la sua morte) dice al Carlino: “Non è vero che fosse segregata in casa, aveva gli abiti di sopra e ci andava quando voleva. Non è vero neppure che non avesse il telefono, perché in casa c’era quello fisso che lei usava quando voleva”. 

L’avvocato è convinto di chiarire tutto. Ha trovato degli appigli con cui dimostrare le sue teorie: un pezzo di stoffa che apparterebbe al ladro, il frammento di serratura presuntamente ritrovato, la portafinestra di dietro forse forzata. Ma la Procura non conferma. E il giallo s’infittisce, anche perché all’interrogatorio di oggi gli indagati probabilmente si avvarranno della facoltà di non rispondere.

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