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Trump concede: ‘Una nuova amministrazione sarà inaugurata il 20 gennaio’

Dopo due mesi e 7 milioni di voti popolari di differenza fra Biden e Trump, dopo un numero imbarazzante di cause perse in tribunale o neppure accolte dalle corti, dopo aver raccolto più di 200 milioni di dollari in donazioni con la scusa di opporsi a un’enorme frode elettorale, dopo l’assalto dei suoi sostenitori al Congresso americano, con cinque morti e la reputazione del paese messa in questione a livello internazionale, dopo le dimissioni nel giro di poche ore di otto membri della sua amministrazione, la minaccia di impeachment e il blocco dei suoi account sulle piattaforme di Facebook e Twitter, Donald Trump si è deciso a concedere la vittoria a Biden.


Quando ormai nessuno ci contava più e dopo che i danni sono già stati ampiamente fatti, il presidente uscente ha deciso di cambiare i toni dichiarando di essere pronto a focalizzarsi su una pacifica transizione di poteri.
La notizia si è presentata agli americani all’ora di cena con un video di 2 minuti e 41” registrato da Trump e fatto circolare via media tradizionali e social network.
Nel suo video l’inquilino uscente della Casa Bianca esordisce subito trattando dei fatti del giorno prima, dicendosi “indignato come tutti gli americani” e raccontando di aver schierato tempestivamente la Guardia Nazionale per cercare di proteggere la sede del Congresso e cacciare via i manifestanti. Questa ricostruzione dei fatti fa male il paio con quanto fatto filtrare da altre fonti secondo cui sarebbe stato il suo vice, Mike Pence, a prendere in mano la pratica.
Proseguendo, Donald Trump dice alla nazione che “L’America è e deve sempre essere una nazione di legge e ordine” e che “I manifestanti che si sono infiltrati nel Campidoglio hanno contaminato la sede della democrazia americana”, aggiungendo poi un monito “A coloro che hanno compiuto atti di violenza e distruzione: non rappresentate il nostro Paese. E a coloro che hanno infranto la legge: pagherete”.


Il suo breve discorso continua poi parlando dell’emotività del momento: “Siamo appena passati attraverso un’elezione intensa e le emozioni sono forti ma ora gli animi si devono raffreddare e deve essere riportata la calma.” Poi, l’oggetto delle sue parole diventa la sua battaglia legale post elettorale: “La mia campagna ha perseguito con vigore ogni possibile via legale per contestare i risultati dell’elezione. Il mio unico obbiettivo è stato quello di garantire l’integrità del voto e nel fare ciò ho combattuto per difendere la democrazia americana.” Di seguito ha affermato di credere che una riforma delle leggi che regolano i cicli elettorali sia necessaria, “per verificare l’identità e l’eleggibilità di tutti i votanti e assicurare fede e fiducia in tutte le elezioni future” aggiungendo poi “Ora, il Congresso ha certificato i risultati. Il 20 gennaio verrà inaugurata una nuova amministrazione. Il mio obiettivo ora si rivolge a garantire una transizione di potere regolare, ordinata e senza interruzioni. Questo momento richiede guarigione e riconciliazione.”

“Il 2020 è stato un momento impegnativo per la nostra gente.” – dice Trump “Una minacciosa pandemia ha sconvolto le vite dei nostri cittadini, isolato milioni nelle loro case, danneggiato la nostra economia e provocato innumerevoli vittime. Sconfiggere questa pandemia e ricostruire la più grande economia della Terra richiederà che tutti noi lavoriamo insieme. Richiederà una rinnovata enfasi sui valori civici di patriottismo, fede, carità, comunità e famiglia. Dobbiamo rivitalizzare i sacri legami di amore e lealtà che ci uniscono come un’unica famiglia nazionale “.
Nel concludere Trump si è rivolto ai cittadini dichiarando “Servire come vostro presidente è stato l’onore della mia vita” – e poi, ammiccando alla sua alla sua base elettorale ha detto “E tutti i miei meravigliosi sostenitori, so che siete delusi, ma voglio anche che sappiate che il nostro incredibile viaggio è solo all’inizio”.


Non sappiamo quanto il suo messaggio possa convincere il suo paese, soprattutto dopo i recenti avvenimenti, ma per lo meno ha convinto Twitter che questa volta non gli appiccicato alcuna etichetta ne nascosto il tweet.
Ma al di là delle distensive, concilianti e belle parole fonti quali il Washington Post continuano a riportare di un intensificarsi delle chiamate, per tentare di rimuovere Donald Trump dall’incarico nonostante manchi pochissimo alla fine del suo mandato e il presidente uscente abbia riconosciuto pubblicamente che la sua esperienza alla Casa Bianca, per ora, è terminata ed altri hanno il diritto di far partire una nuova e legittima amministrazione.
Nella giornata di ieri la speaker della Camera, Nancy Pelosi (D-CA) e il leader dell’attuale minoranza al Senato Chuck Schumer (D-NY) hanno chiesto ai funzionari dell’amministrazione Trump-Pence di invocare immediatamente il 25° emendamento, accompagnando questa richiesta con un avvertimento, cioè di essere pronti a far partire comunque un procedimento di impeachment, nel caso il gabinetto di Trump e il vicepresidente non volessero passare all’azione.


Alla chiamata dei due leader democratici sembra però che Mike Pence non voglia rispondere, nel vero senso del termine. Sembra infatti che i due abbiano ripetutamente cercato Pence al telefono ma questo non si sia fatto trovare. “La speaker Pelosi e io abbiamo provato a chiamare il vicepresidente questa mattina per dirgli di farlo”, ha raccontato Schumer alla stampa ieri pomeriggio. “Ci hanno tenuto in attesa per 25 minuti e poi hanno detto che il vicepresidente non sarebbe venuto al telefono. Quindi stiamo rendendo pubblica questa chiamata perché dovrebbe farlo e farlo subito.”
Ma i democratici non sono gli unici ad avere problemi di linea, sembra infatti che qualcosa del genere stia avvenendo anche fra Trump e Pence. Da quanto filtra dalla Casa Bianca pare che i due non si parlino da mercoledì quando, prima di raggiungere il parlamento, Mike Pence ha pubblicato una missiva in cui spiegava di non possedere i poteri che Donald Trump gli aveva imputato e di cui aveva parlato ai suoi fan, dando loro l’illusione che il vicepresidente fosse in grado di ribaltare il risultato elettorale al Congresso durante le operazioni di conteggio dei voti.

Poi, per restare sempre sul tema della comunicazione, vale la pena riportare una notizia annunciata ieri da Mark Zuckerberg in un suo post pubblicato su Facebook. Leggendo il testo dell’amministratore delegato della piattaforma si scopre che il social considera Donald Trump come un pericolo in questo momento e di conseguenza abbia deciso di sospendere sia il suo account Facebook che quello aperto su Instagram. Questa misura non ha per ora una scadenza sicura, si sa però che il tycoon non potrà postare nulla almeno fino al 20 gennaio, giorno in cui Joe Biden si insedierà come nuovo presidente.
Dunque, a partire dal lato comunicativo, a Washington c’è più di qualche problema. La situazione si fa progressivamente sempre più incerta, con un’amministrazione ancora in carica che sta velocemente perdendo i pochi pezzi rimasti, tanto da far temere criticità al momento del trasferimento definitivo di poteri. Vi è infatti il dubbio che se le cose vanno avanti di questo passo alla Casa Bianca non rimarrà più nessuno a passare incombenze a qualcun altro. Una situazione pericolosa, che il team di Biden vorrebbe evitare.

Fonte CBS News
Betsy DeVos – Education Secretary 

Nelle ultime 24 ore si sono dimessi dal loro ruolo già 18 componenti dell’amministrazione di cui i più rilevanti sono Stephane Chisham, fedele capo dello staff dedicato a Melania Trump, poi Elaine Chao in servizio come Segretaria ai Trasporti nonché moglie del leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell e Betsy DeVos, Segretaria all’Istruzione.
Nel paese però alcuni non si limitano solo a temere un traumatico e confuso passaggio di consegne ma si dicono pure preoccupati per il momento psicologico del presidente Trump. Si teme infatti che, imprevedibile com’è, egli metta in pericolo la nazione a tutto vantaggio dei nemici storici degli Stati Uniti che già ieri, nell’assistere all’assalto dei rivoltosi a Capitol Hill, hanno avuto qualche soddisfazione senza neanche dover muovere un dito. Solo lunedì la CBS dava notizia di un’intercettazione radio, sulle frequenze dell’aeronautica americana, in cui si annunciava un’azione per vendicare la morte del generale Qassem Soleimani. Fa amaramente sorridere il fatto che alla fine gli americani si siano sabotati da soli, ponendosi gli uni contro gli altri e non credendo nella loro stessa democrazia, che per paradosso è da decenni un punto di riferimento per molti paesi.

Fonte: Twitter/DJ Trump, ABC, Washington Post

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