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Dopo l’arresto, Navalnyj contrattacca e svela in un docufilm gli agi di Putin

“Palazzo per Putin, storia della più grande tangente”. Il dissidente russo Alexei Navalnyj passa al contrattacco, il giorno dopo il processo farsa intentato contro lui e la detenzione cautelare di un mese appena tornato in Russia, e vela, attraverso la sua “Fondazione anti-corruzione” un’inchiesta su un complesso residenziale di Gelendzhik, sul mar Nero.

Sarebbe il regno di Putin, “grande quanto 39 principati di Monaco”: vigneti, saune, chiese, eliporto (e sarebbe anche una no fly zone) e tutti i lussi possibili. Il reportage diffuso dal channel di youtube “Navalnyj life” è molto accurato e svela foto di interni, “è un regno, una città intera”.

Ma ciò che il docufilm denuncia è che il costo pari a oltre un miliardo di euro sarebbe frutto di tangenti della elite russa come il capo di Rosneft, Igor Sechin. Ci sarebbe di mezzo anche un’appropriazione indebita. Tutto svelato nei minimi dettagli, a voler dimostrare l’appartenenza a Putin, tutta da vedere sino ad oggi, del palazzo. E Navalnyj ha rilanciato anche l’appello degli scorsi giorni per una grande manifestazione che si dovrebbe tenere il 23: “Tutto quello che dobbiamo fare è smettere di resistere. Smetti di aspettare. Smettila di sprecare la tua vita e le tue tasse per arricchire queste persone. Il nostro futuro è nelle nostre mani. Non essere silenzioso”.

​​​Il dissidente russo Aleksei Navalnyj e la moglie avevano chiamato la popolazione a “scendere in piazza” per il futuro di tutti. Ma la legge russa non ascolta nessun appello: arrestato al suo rientro nel Paese, in un improvvisato processo che si è tenuto in una stazione di polizia di Khimki, nella capitale, Navalnyj è stato condannato ad almeno un mese di custodia cautelare a Zelenograd, fuori Mosca, senza vedere i suoi avvocati e di fatto senza potersi difendere, con la stampa lasciata all’addiaccio ad aspettare le decisione del giudice. Resterà dentro un mese, ma ha un vecchio processo di tanti anni fa pendente, ed è facile intuire che non se la caverà con così poco.

“​Questa è la mia casa. Non ho paura. ​Che cos’è che temono le autorità?”​ si chiede in un video il dissidente​, ​​appena ritornato da Berlino – cinque mesi di convalescenza, di cui il primo passato tra la vita e la morte – dopo essere stato avvelenato con il Novichok mentre si trasferiva con un volo di linea da Tomsk a Mosca. 

“Temono che la gente scenda in piazza.​.. H​anno paura di voi, della gente che all’improvviso può capire la sua forza e smettere di obbedire a questa banda di Putin, Sechin e Rotenberg che da 20 anni deruba il Paese facendovi diventare sempre più poveri. Solo noi possiamo mettere una fine. Perciò vi invito a non tacere, a resistere, a scendere in piazza. Siamo così tanti che se vogliamo ottenere qualcosa lo otterremo”.​ E sul suo processo farsa: “​Ho visto la giustizia più volte umiliata, ma a quanto pare lo stesso nonno (Putin​ ndr​) nel bunker ha così paura di tutto che hanno strappato con aria di sfida il codice di procedura penale e lo hanno gettato nella spazzatura. È impossibile quello che succede qui. È semplicemente illegalità al massimo grado, non posso definirlo in altro modo​”​.​

Per sabato 23 sono previste le manifestazioni in cui spera il dissidente. L’Occidente vuole il suo rilascio immediato. Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ha scritto: “Non hanno spezzato Navalnyj col veleno, non ci riusciranno con la prigione. Che la nostra solidarietà sia la sua forza”​. L’Ue ha già sanzionato la Russia per l’avvelenamento, un possibile inasprimento delle misure potrebbe causare una frizione di cui nessuno sa la fine. 

E per dire quanto sia delicata la situazione, arrivano dagli Stati Uniti le parole di Joe Biden: “I responsabili del vergognoso attacco alla vita di Navalnyj devono essere perseguiti. Gli attacchi del Cremlino contro di lui non sono solo una violazione dei diritti umani, ma anche un affronto al popolo russo che vuole che la propria voce sia ascoltata”​.

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