« Torna indietro

Sperando nel buon augurio dell’arcobaleno

Il nuovo presidente degli Stati Uniti e la sua vice avevano già giurato, tutte le musiche erano state eseguite, gli inni cantati, le poesie e le preghiere recitate, era dunque giunto il momento dei doni presentati a Biden e Harris dai membri del Congresso. Fra questi un arcobaleno, in un dipinto a olio su tela.

Come da tradizione una volta concluso il giuramento (Oath of Office) all’amministrazione entrante vengono presentati dei presenti e fra questi è consuetudine ci sia anche un’opera d’arte, prestata da un’istituzione museale americana. Per l’inaugurazione di Joe Biden la scelta è caduta su un quadro del 1859 intitolato “Paesaggio con arcobaleno”, dipinto da un pittore di colore basato a Cincinnati, Robert Seldon Duncanson. La tela era stata realizzata due anni prima che in America scoppiasse la guerra civile e portava in se una speranza di pace, la stessa che ha spinto la moglie del nuovo presidente, la professoressa Jill Biden, a sceglierlo. Mi piace l’arcobaleno” ha detto la First Lady durante la presentazione, suggerendo il motivo della scelta, e a lei ha fatto eco il senatore repubblicano Roy Blunt “L’arcobaleno è sempre un buon segno”.
Speriamo sia vero e che ora funzioni più di quanto non sia accaduto all’epoca del dipinto, un momento in cui l’utopia del pittore non trovò riscontro e per svoltare gli Stati Uniti ebbero bisogno di cimentarsi in un conflitto.

Robert Seldon Duncanson, Landscape with Rainbow, 1859, oil on canvas, Smithsonian American Art Museum

I primi segnali in arrivo dal primo ramo del Congresso, la House of Representatives, non sono molto incoraggianti, con il capo della minoranza Kevin Mc Carthy già oggi a sparare contro i primi provvedimenti presi da Joe Biden a poche ore dal suo insediamento.
I democratici hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato ma i numeri non sono così ampi da far dormire sonni tranquilli a Biden e Harris. Contrariamente a quanto accaduto ad altre amministrazioni ieri la nuova presidenza ha incassato solo una conferma fra le nomine proposte per il nuovo gabinetto, ovvero quella di Avril Haines a capo dell’intelligence americana. Le conferme degli altri ministri invece si fanno attendere mentre le udienze al Senato per le figure chiave continuano. Con buona probabilità, a frenare la costituzione del nuovo governo ci sono gli opposti interessi di democratici e repubblicani che si ritrovano a dover ridisegnare le commissioni parlamentari e non sembrano d’accordo su come procedere con l’impeachment di Donald Trump.


A controbilanciare un parlamento al rallentatore in questo momento sta pensando Joe Biden con una sfilza di ordini esecutivi pensati per disfare in poche ore il brigare di Donald Trump in quattro anni. I primi due atti esecutivi del nuovo presidente sono stati firmati ieri al Congresso e a quelli poi ne sono seguiti altri 15 siglati nell’Ufficio Ovale. Fra questi alcuni che avranno influenza anche sul resto del globo, ovvero il rientro degli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi e nella World Health Organization (OMS).
Nonostante i mugugni degli avversari politici Biden sembra si sia dato da fare anche oggi, mandando avanti un’altra dozzina di atti in linea con quanto da lui proposto durante la campagna elettorale. Fra i temi già toccati da Biden c’è l’immigrazione, con la proposta di un nuovo percorso per naturalizzare di immigrati già presenti sul territorio nazionale ma entrati irregolarmente, il rafforzamento del programma DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals), poi l’estensione della sospensione dei pagamenti dei debiti scolastici degli studenti e una moratoria sugli sfratti per chi non riesce a stare al passo con affitti e mutui a causa della crisi indotta dalla pandemia. Proseguendo, altri decreti del presidente hanno riguardato l’interruzione della costruzione del muro sul confine sud, con il Messico, poi il blocco dei lavori per la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL e l’abolizione del Travel Ban per viaggiatori provenienti da paesi a maggioranza musulmana, misure queste ultime che hanno messo di cattivo umore più di qualche repubblicano, sia al Senato che alla Camera.

La firma di 15 ordini esecutivi, presso l’Oval Office – 20/01/2021


L’emergenza numero uno per la nuova amministrazione resta però la pandemia, così una delle prime disposizioni firmate da Joe Biden è stata l’obbligatorietà della mascherina in tutti gli spazi di competenza federale, un primo segnale di discontinuità con il suo predecessore su questa materia.
A questo ordine esecutivo sono poi seguite altre misure firmate oggi alla presenza del dottor Anthony Fauci e per la maggior parte mirate a rendere più efficace la lotta degli USA contro il Covid-19. Ma se sulle misure di contenimento del coronavirus e sul fronte dei vaccini democratici e repubblicani possono più facilmente trovare comunanza d’intenti, sui nuovi stanziamenti ventilati da Biden a supporto del reddito e delle amministrazioni locali indebitate c’è una netta spaccatura. Il GOP (Partito Repubblicano) non sembra intenzionato a sciogliere nuovamente i cordoni della borsa, dunque su quel fronte la soluzione bipartisan sembra ardua o, comunque, il prezzo da pagare per un accordo potrebbe essere indigesto.

Administration’s COVID-19 response – 21/01/2021

E mentre Biden-Harris si danno da fare per portare a casa il più possibile nei primi 100 giorni di governo, all’interno della loro struttura amministrativa si nota anche la volontà di andare oltre ad altre rigidità, tipiche del mondo conservatore che ha avuto in mano la Casa Bianca per quattro anni e che recentemente è pure riuscito a orientare la Corte Suprema americana.
Nella scelta del loro team Joe Biden e la sua vice hanno infatti cercato di tenere conto della reale composizione degli Stati Uniti, considerando le diverse componenti etniche e anche le anime della comunità LGBTQ+. Così nel governo troviamo l’afroamericano Lloyd Austin, generale nominato a Segretario alla Difesa, oppure Deb Haaland, figlia di una nativa americana della tribù Pueblo, appuntata come Segretaria angli Interni e andando avanti troviamo Pete Buttigieg, nominato come Segretario ai Trasporti, che diventerebbe il primo ministro dichiaratamente omosessuale confermato dal Senato americano. E fra le innovazioni in tal senso abbiamo anche l’incarico di Assistente Segretaria agli HHS (Health and Human Services) alla dottoressa Rachel Levine che si prepara a diventare la prima funzionaria federale apertamente trans gender. E questi sono alcuni dei molti esempi di inclusività riscontrabili fra le figure professionali selezionate dalla nuova gestione, a cui si può aggiungere una nota simpatica riguardante il marito della vicepresidente Kamala Harris, Douglas Emhoff, per cui è stata creata un’identità social come “Second Gentleman”, anche questo un elemento di innovazione.

Il profilo Twitter del “Second Gentleman” Douglas Emhoff

Alcune fresche note arrivano pure sul fronte culturale con la sorprendente ma azzeccata scelta della giovane poetessa Amanda Gorman (22 anni) come autrice e voce recitante alla cerimonia di insediamento di Joe Biden e Kamala Harris. Questa autrice di colore ha impressionato tutti per l’intensità della sua composizione, per l’abilità, la consapevolezza e l’energia con cui ha saputo proporre al pubblico le sue parole, contenute in un poema intitolato “The Hill We Climb” (la collina che scaliamo). Una ragazza determinata, che negli anni ha saputo superare le sue difficoltà nella pronuncia della lingua inglese. Una battaglia con le lettere dell’alfabeto che sembra la abbia addirittura fortificata, resa più sicura sul peso dei singoli termini. “Even as we grieved, we grew” (anche se eravamo afflitti, siamo cresciuti), oppure “È perché essere americani è più di un orgoglio che ereditiamo, è il passato in cui entriamo e come lo ripariamo” e “Perché c’è sempre la luce, se solo fossimo abbastanza coraggiosi da vederla, se solo fossimo abbastanza coraggiosi da esserla.” Di luce fra le sue rime se ne vedeva e molta è arrivata anche su di lei, grazie al prestigio del palco, tanto che nel giro di 24 ore si è ritrovata prima e seconda con due suoi libri nella classifica di Amazon riferita agli USA.

Amanda Gorman – 20/01/2021

Così si spera, che con questo arcobaleno di etnie, di identità e di energie gli Stati Uniti riescano a superare la loro crisi sanitaria, a uscire al più presto da quella economica e ritornare sul palcoscenico internazionale con l’autorevolezza che ci si aspetta sia propria di un grande paese.

Fonti: Biden Inaugural Committee – The Inauguration of Joe Biden and Kamala Harris, Celebrating America hosted by Tom Hanks, CNN, CBS, Smithsonian American Art Museum, White House, THE BIDEN-HARRIS ADMINISTRATION

Edizioni

x