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Palermo, il grande cuore della piccola Antonella: salverà 4 bambini L’inchiesta e i dubbi da chiarire. La dichiarazione di TikTok

Dolore e rabbia in tutta Palermo, il giorno dopo la morte di Antonella, la bambina di dieci anni soffocata durante una “sfida” social su Tik Tok.

Dolore e rabbia in tutta Palermo, il giorno dopo la morte di Antonella, la bambina di dieci anni soffocata durante una “sfida” social su Tik Tok.

Antonella salverà quattro bambini.

Un grande gesto della famiglia originaria del quartiere kalsa che in questo momento di dolore ha trovato la forza di dare il consenso per l’espianto degli organi.

Il cuore sarà trapiantato proprio all’Ismett di Palermo. Il fegato e e il pancreas sono partiti questa notte per l’ospedale Bambino Gesù di Roma, il rene volerà al Gaslini di Genova.

Due i fascicoli aperti: dalla Procura di Palermo e dalla Procura dei Minori

Si indaga per capire se qualcuno abbia invitata la piccola a partecipare alla prova di resistenza al soffocamento.

Due i fascicoli aperti, uno della Procura di Palermo ordinaria e l’altro dalla Procura per i Minori a carico di ignoti per istigazione al suicidio. Comunque, le circostanze da chiarire restano molte.

La polizia ha immediatamente sequestrato lo smartphone utilizzato dalla bambina per accedere alla piattaforma di TikTok. Sull’applicazione gli agenti avrebbero trovato varie sfide a cui Antonella ha partecipato e avrebbero potuto constatare che – effettivamente – la bambina si era ritrovata in una challenge che prevede una prova di resistenza all’asfissia.

Sarà un lavoro lungo per ricostruire la rete di relazioni e amicizie virtuali della bambina.

La dichiarazione rilasciata da TiKToK

Ieri la piattaforma ha rilasciato una dichiarazione che sostanzialmente dice che è nelle politiche del social garantire la sicurezza degli utenti attraverso la censura di qualsiasi contenuto violento o pericoloso e si è detta disponibile a collaborare al massimo con gli investigatori. In effetti, nel sito di Tik Tok, c’è un lungo documento riguardante le regole della community che stabilisce che i contenuti con oggetto di atti pericolosi o lesionistici sono proibiti.

Di certo, la piccola palermitana non è però la sola vittima dei “giochi” pericolosi e autolesionistici che girano sui social network. Come lei, altri minori hanno perso la vita proprio mentre “giocavano” e si misuravano in sfide on line.

Basta fare una rapida ricerca su internet per accorgersi che i giochi proibiti sono alla portata di tutti. Pensiamo a quanto successo solo pochi mesi fa con la Blue Whale. E questo è un problema gravissimo che andrebbe affrontato immediatamente.

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