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Crisi in stallo. L’ipotesi di dimissioni e Conte ter. Boccia: “Non si può fare accanimento terapeutico”

“Non si può fare accanimento terapeutico” se non c’è più una maggioranza. Le parole del ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, sono, a questo punto della crisi, condivise da molti, come dal suo collega allo Sport, Vincenzo Spadafora. La situazione si è un po’ complicata, causa è lo stallo della mancanza di idee per risolvere il tutto.

Come al solito si passa sempre dal Presidente della Repubblica. Ieri sono stati ricevuti i leader del centrodestra che vogliono il voto. Per primo c’era andato il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che non avrebbe ricevuto divieti particolari da Mattarella. Insomma, da un lato ci vuole tempo a costruire una maggioranza allargata, dall’altro le sirene del voto si fanno sempre più insistenti.

Chiusa la porta all’Udc dopo gli arresti e le accuse al leader Lorenzo Cesa, rimane stretta la strada che porta ai Reponsabili. Per ora di certo, a parte il silenzio “tattico” tra Pd e Italia Viva che hanno giurato di non parlarsi più, è la fiducia confermata al Governo Conte – che verosimilmente proverà la strada di un Conte ter, dopo essersi dimesso – da Camera e Senato. Con 156 sì, 140 voti contrari e 16 astensioni l’esecutivo aveva incassato martedì la fiducia del Senato che è bastata solo ad allontanare gli spettri dell’ingovernabilità, ma non i dubbi sulla consistenza della maggioranza.

Conte aveva subito dichiarato (qualche transfuga a sostenere la formazione governativa c’è stato, ma pochi rispetto a quanti ne servirebbero): “Il Governo ha la fiducia, rendiamo più solida la maggioranza… Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza”.

Ma il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che la crisi l’ha voluta a tutti i costi, ritirando le ministre Bellanova e Bonetti dalla compagine governativa, aveva ribattuto: “Mi auguro che metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso”. Per certo questa crisi anomala, in piena pandemia, uno stop che non serve a nessuno, passerà dal Quirinale. 

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