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La nuova vita dei talent scout lontano dallo stadio

La nuova vita dei talent scout lontano dallo stadio

Di Matteo Lignelli.

Ormai gli algoritmi regolano gran parte di ciò che facciamo durante l’esperienza terrena. Di quella ultraterrena ancora non posso svelare niente. Ed è veramente tanto tempo che dati e numeri, partendo dall’America, sono entrati nello sport, influenzando il modo di studiarlo e raccontarlo. Tutti ne tengono di conto, addetti ai lavori e non, anche chi dice di non farlo, tipo l’ex tecnico della Juventus Massimiliano Allegri. C’è anche chi non li guarda per davvero, ma solo perché non sa leggerli.

Questo pippone solo per avvertirti che, nel 2021, la lontananza di tanti osservatori – anche e soprattutto freelance – dagli stadi ha acuito l’utilizzo di stats e algoritmi per valutare i calciatori e scoprire talenti. Non è una novità, semplicemente questa pratica si è diffusa e ha cambiato il modo di lavorare della maggior parte di loro, anche dei più conservatori. 

Inoltre, tramite nuove piattaforme di intelligenza artificiale è possibile ottenere liste e “classifiche” sempre più dettagliate e credibili riguardo il tipo di giocatore di cui una squadra ha bisogno, riuscendo a prevedere (già, perché spesso ci azzeccano) tramite le cifre del suo rendimento come si inserirà nel gruppo e quale percentuale ha, o meno, di dialogare con i compagni. 

«Gli scout – si legge infatti su un articolo della Gazzetta dello Sport del 10 febbraio, a firma Luca Bianchin – hanno cambiato vita e ora sono esseri sedentari, fermi davanti a uno schermo come squali in un acquario».

Ci sono società come Wyscout (probabilmente la più nota) che permettono di visionare ore e ore di gioco, estrapolando reperti di ogni tipologia di movimento di un determinato giocatore. Ad esempio, tutti i passaggi col piede destro che ha fatto durante la stagione.

Stando ai numeri della Gazzetta, durante la pandemia gli osservatori hanno quasi raddoppiato l’utilizzo dei video per conoscere gli atleti, a svantaggi degli appuntamenti in presenza, e aumentato le analisi dati del 69%.

In conclusione, la notizia è che sta finalmente cadendo il muro di diffidenza nei confronti di statistiche e algoritmi, che si stanno diffondendo anche in Italia (e non solo in serie A). E di pari passo al boom dei dati e dell’intelligenza artificiale nello scouting, cresce anche la richiesta di figure professionali come il data analyst (a partire dal Parma). Persone che questi numeri li sanno interpretare, supportando le scelte degli uomini-mercato.

Già, perché alla fine quello che non cambia è proprio la fase finale del percorso che porta all’acquisto di un giocatore. Come per il Var: l’ultima scelta è dell’uomo. 

Spiega Giovanni Sartori, responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta: “L’algoritmo ci dà una mano, poi sta a noi valutare”. Unire dati e competenze. Anche lui, che dichiara di non aver mai visto un singolo video prima del Covid (dal vivo, “un difensore lo guardi sempre, anche in fase di non possesso”) oggi passa tre ore al giorno davanti al pc.

È innegabile che c’è una grande perdita. L’osservazione dal vivo dà la possibilità di cogliere aspetti caratteriali e di temperamento che sfuggono alle telecamere o non sono facilmente riconoscibili. E complicano l’analisi tattica. Di contro, che anche l’Italia si apra a queste nuove possibilità è una bella notizia, così come che il principale quotidiano sportivo nazionale le dia tutta questa rilevanza.

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