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Brugnaro al convegno dell’Ordine degli Ingegneri

Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in videoconferenza, alla seconda giornata del convegno on-line “Grandi opere, Mose e infrastrutture”, promosso dal Consiglio Nazionale Ingegneri, Ordine Ingegneri Venezia, Collegio Ingegneri Venezia e Federazione Ordini Ingegneri Veneto.

 Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, in videoconferenza, alla seconda giornata del convegno on-line “Grandi opere, Mose e infrastrutture”, promosso dal Consiglio Nazionale Ingegneri, Ordine Ingegneri Venezia, Collegio Ingegneri Venezia e Federazione Ordini Ingegneri Veneto.

    Dopo essersi occupato, nella sessione di precedente, di temi più generali, come i piani per le grandi opere, i fabbisogni infrastrutturali, i gap territoriali da colmare, la semplificazione delle regole, le opportunità legate al Recovery plan, il consesso ha focalizzato nella giornata odierna la sua attenzione sul Mose.

    “E’ un’opera – ha ricordato Brugnaro – di cui sono stato sempre, personalmente, un grande sostenitore, perché rappresenta una risposta concreta agli effetti dei cambiamenti climatici, che sulla nostra città sono devastanti. Dopo ‘l’Aqua granda’ del 12 novembre 2019 siamo riusciti a velocizzare la sua entrata in funzione, e ora è indispensabile completarlo. Un passo importante da compiere subito è però anche quello di sbloccare una parte dei finanziamenti, per poter dare ossigeno alle tante imprese che ci lavorano, con i loro 1500 dipendenti, e che stanno boccheggiando.

    Ma accanto al completamento del Mose, e alla sua entrata automatica in funzione ogni qualvolta la marea supererà i 110 centimetri, bisogna risolvere al più presto altre grandi problematiche. 

    Penso alla cittù: abbiamo chiesto che venga rifinanziata, con 150 milioni ogni anno per un decennio, la Legge Speciale per Venezia, per portare a termine l’escavo dei rii e realizzare finalmente un sistema fognario. Penso al territorio, con la realizzazione di bacini di laminazione che regolino l’afflusso delle acque piovane in laguna per evitare alluvioni; penso a Porto Marghera, con lo scavo dei canali di accesso, ma anche con una decisione definitiva su dove far approdare le navi da crociera.”

    L’incontro odierno, a cui hanno preso parte esponenti politici, tecnici, dirigenti di aziende pubbliche, rappresentanti di associazioni, non è stato solo l’occasione per evidenziare prospettive e criticità del sistema di dighe mobili, ma anche per fare un punto aggiornato sull’avanzamento dei lavori.

    I test stanno dando risposte positive, confermando l’efficacia del progetto e la funzionalità dell’opera: il Mose sarà completato nel dicembre prossimo, 18 anni dopo l’avvio dei cantieri.

    Un tempo, è stato sottolineato in vari interventi, sicuramente molto lungo, ma in linea con quello occorrente per realizzare grandi opere pubbliche in Italia, visto che la media è di circa 20 anni. All’efficacia del progetto ed alla funzionalità dell’opera viene infatti purtroppo dedicata un’attenzione minore di quella riservata agli aspetti legislativi, autorizzativi e finanziari; inoltre, a lavori conclusi, non si pone in modo appropriato il problema della qualità e della durata, dei costi di esercizio e di quelli di manutenzione.

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