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L’appello a Draghi per riportare le crociere a Venezia

Il presidente Vladimiro Tommasini del comitato Venezia Lavora constata come le compagnie di crociera si stanno riorganizzano per partire nonostante la pandemia.

«Lo stop di questi lunghi mesi ha portato alla creazione di protocolli per la tutela della salute e della sicurezza. Operatori e comunità cittadine e portuali operano con le navi da crociera e ospitano i viaggiatori. Questi protocolli possono essere resi operativi anche a Venezia», scrive il presidente Vladimiro Tommasini del comitato Venezia Lavora constatando come le compagnie di crociera si stanno riorganizzano per partire nonostante la pandemia.

«Sarebbe un segnale così atteso da tutta la comunità portuale che darebbe un barlume di speranza per il futuro – continua – Per questo lanciamo un appello al governo e alle istituzioni locali affinché al più presto proseguano le interlocuzioni per la ripresa del traffico crocieristico in Italia e a Venezia». Dopo l’ultimo comitatone, a gennaio scorso, in cui si era parlato di approdi diffusi a Marghera e della Marittima per le navi più piccole, il tema ha di nuovo perso la centralità dell’attenzione politica. E il tempo è tornato a scorrere. Poi la crisi del Conte bis e ora il governo Draghi che ha, tra gli altri, anche questo dossier ad aspettare risposte sul tavolo.

«In questi anni varie volte la crocieristica è stata additata come il male assoluto di Venezia, accusata di contribuire all’inquinamento dell’aria. Eppure nel recente rapporto Mal’Aria di Città 2021 di Legambiente – commenta il comitato – Venezia è seconda a Torino per sforamenti di Pm10 accumulati nel 2020, l’anno del Covid e dell’assenza totale del traffico crocieristico nel centro storico. Sulla crocieristica è stato gettato discredito». Alcuni porti italiani stanno ospitando navi in sosta inoperosa, attività che poteva essere svolta anche a Venezia ma che non è stato possibile realizzare, spiegano.

«Oggi, che l’arrivo del vaccino e la ripresa dell’economia sono speranze più concrete, ci chiediamo se una volta usciti dall’incubo di questa pandemia i lavoratori del settore crocieristico veneziano avranno la possibilità di riprendere a operare o saranno ancora ostaggio delle mancate scelte politiche che hanno posto un’ipoteca sul futuro di migliaia di famiglie. Al centro del dibattito vanno posti, anche e soprattutto, il rispetto e la dignità di tutti quei lavoratori che vivono grazie al settore –  ha concluso Tommasini -. In questi mesi si è parlato di contributi per ristoranti, bar, alberghi, palestre, discoteche, operatori del settore montano, ma nulla si è detto in riferimento alla crisi in cui versano i terminal crociere. L’economia del mare a Venezia genera un impatto economico per tutta l’Italia pari a 410 milioni di euro, creando più di 7 mila posti di lavoro stabili. A Venezia la spesa diretta di passeggeri, equipaggi e navi ogni anno raggiunge i 155 milioni, pari a 426 mila euro al giorno, che diventano 676 mila quando almeno una nave è in città. La crocieristica ha coperto quasi il 3% del Pil dell’economia di Venezia».“

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