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Coronavirus

Covid-19, Calabria: infermiera licenziata per averlo contratto

Si è colpevoli per aver contratto il Covid-19? Il 1 Aprile non sarà un giorno di scherzi avanti giudice della sezione lavoro del Tribunale di Paola, dottor Antonio Dinatolo, in quanto si celebrerà il processo intentato dall’infermiera dipendente del Tirrenia hospital di Marina di Belvedere Marittimo che il 29 marzo 2020, dopo aver scoperto di aver contratto il Covid, si trovò ad assumere il ruolo di una sorta di untore e fu successivamente licenziata. Nei confronti della donna si scatenarono anche i social, con insulti sessisti e razzisti, dato che era di nazionalità straniera, tant’è che la stampa calabrese di occupò a lungo del caso. Il licenziamento venne impugnato dall’infermiera, che decise di uscire dalle logiche territoriali per la tutela dei propri diritti, rivolgendosi agli avvocati romani Romolo Reboa e Roberta Verginelli, il cui studio ha tutelato i lavoratori licenziati a Milano con l’accusa di aver denunciato alla Procura della Repubblica il caso delle infezioni da Covid-19 dalle quali sono scaturiti centinaia di decessi nelle locali Rsa. Nell’articolato ricorso gli avvocati, oltre a ricordare che le norme di sicurezza sul lavoro impongono alle aziende di occuparsi della tutela della salute dei lavoratori e non viceversa, hanno invocato anche l’applicazione della normativa italiana ed europea a tutela del whistleblower, fatto che si ritiene sia per la prima volta che avviene in Calabria. E’ stata anche richiesta l’audizione di un testimone eccellente, il senator Ernesto Magorno, che è anche sindaco della vicina città di Diamante. La difesa del Tirrenia hospital sarà rappresentata da un noto avvocato del foro di Cosenza, Vincenzo Maradei: questi ha affermato che l’infermiera sarebbe responsabile dell’imprudenza di essere andata a lavorare, pur con sintomi sospetti.

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