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È morto un invisibile oppure il contrario di Black Lives Matter: “le vite dei migranti non contano”

E’ questo il titolo che ci viene istintivo dare davanti ai comunicati della Lega Piombino e del Sindaco Ferrari e assessora Bezzini sui disordini avvenuti alla Caravella in seguito alla morte, per cause da determinarsi, di un giovane nigeriano.
Comunicati che invitano a ” riflettere sull’utilità di questi centri nati per colpa di una politica scellerata sull’immigrazione e sulla sicurezza degli ospiti e dei lavoratori che gravitano intorno alle varie strutture di accoglienza ” e  ” Grazie al tempestivo intervento delle Forze dell’ordine è stata ristabilita una situazione di normalità; siamo sicuri che le istituzioni competenti chiariranno i fatti verificando le ragioni del decesso e adotteranno i necessari provvedimenti affinché un episodio del genere non accada più.”
Di chi è morto non si parla. Non viene citato nemmeno il nome. Non interessa.
Noi crediamo che si debba cambiare la narrazione.
E’ morto Tali Hocudua, 32 anni , da 6 in Italia, pastore cristiano, di origine nigeriana.
Non sappiamo perchè era fuggito dal suo paese, nè cosa abbia passato durante il viaggio per arrivare in Italia. Una brava persona, a detta di chi lo conosceva, che non aveva mai creato problemi nel centro di accoglienza e che da quando gli era stata respinta l’ultima istanza di riconoscimento dello status di rifugiato era disperato, in mezzo a una strada, senza permesso di soggiorno. E’ tornato di nascosto nell’unico posto che conosceva come “casa” e lì è morto. L’autopsia determinerà cosa ha determinato la morte. Al di là della causa naturale o il suicidio noi sappiamo che la causa principale è un modello di accoglienza che si è dimostrato fallimentare, quello dei Cas, la logica di tenere i richiedenti asilo in luoghi isolati, di non favorire l’integrazione nel territorio, il trascinare per anni i tempi per il riconoscimento o il diniego dello status di rifugiato. Tutto questo aggravato dai Decreti Salvini che hanno fatto sparire la Protezione Umanitaria, mettendo centinaia di persone sulla strada.
Quando è stato trovato il suo corpo è scoppiata la protesta, c’è stata rabbia, tensione,
c’è stato soprattutto l’immedesimarsi nella sorte di Tali.
Sanno tutti benissimo che dopo anni che aspettano nella speranza di una vita migliore, il diniego potrebbe arrivare anche per loro.
E’ stato rotto un parabrezza, sono volati sputi, qualche sasso. Dalla cronaca non risulta però se ci sono stati fatti passibili di denuncia. Comportamenti sicuramente sbagliati e da condannare, per i quali esprimiamo la nostra solidarietà alle Forze dell’Ordine e ai giornalisti ; ma davvero così incomprensibili in quel frangente ?
Si parla di altri episodi violenza avvenuti nel Centro, di scontri, coltelli e prostituzione.  Tutto questo riportato da ” fonti riservate “. Potrebbe anche essere vero ma anche no.
Torniamo quindi a una narrazione differente, a persone e non atti burocratici , torniamo alla richiesta di azioni politiche e non di ordinaria amministrazione che favoriscano l’accoglienza e l’integrazione ed il coinvolgimento di tutti i cittadini senza ogni volta farsi scudo con il ” non è di competenza del Comune”.
Come Rete Solidale e Antirazzista proponiamo che i cittadini e le cittadine, le forze politiche e della società civile che si riconoscono nei valori umani dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione si mobilitino insieme a noi con incontri on Line, comunicati, proposte. E a questo proposito: da sempre l’accoglienza diffusa che si realizza nel sistema di accoglienza e integrazione SAI (ex sistema Sprar diventato Siproimi con i decreti sicurezza che ne hanno limitato l’accesso ai titolari di protezione escludendo quindi i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria) si pone come il modello di integrazione meno impattante per il benessere dei richiedenti e per la popolazione locale che li accoglie. Pensiamo che questa potrebbe essere la scelta giusta anche per il nostro territorio e chiediamo che il nostro comune aderisca alla rete dei comuni che si avvalgono di questo modello virtuoso accedendo ai fondi appositi del Ministero dell’interno e rispondendo alla necessità di umanità e reale accoglienza e integrazione che sono inderogabili in un paese civile.

Rete solidale e antirazzista

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