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COLDIRETTI VENEZIA: GRAVE SICCITA’ NEI CAMPI. UN PROBLEMA PER LE COLTURE

30.3.2021-  In alcune zone della provincia i tubi per l’irrigazione di soccorso sono già a terra da una decina di giorni.  Vale in particolare per il consorzio di Bonifica Bacchiglione che ha risposto alle richieste d’acqua delle aziende orticole di Chioggia e della Riviera del Brenta.

 Le variazioni climatiche stanno mettendo in seria difficoltà gli imprenditori agricoli – spiega Coldiretti Venezia – segnalando la grave siccità che sta colpendo il nostro territorio veneziano. “Dobbiamo rivedere le date che da sempre sono state un riferimento puntuale sull’organizzazione dei lavori in vista delle irrigazioni- spiega Paolo Ferraresso presidente del Consorzio di Bonifica Bacchiglione- il clima è cambiato e noi dobbiamo agire di conseguenza,  sono infatti a rischio ettari di produzione”. 

A soffrire maggiormente sono i cereali autunno vernini come l’orzo e il frumento, ma il supplemento idrico è da considerare anche di supporto alle orticole, alle barbabietole e per chi è riuscito a seminarlo, al mais oltre che necessario anche per procedere alle pratiche agronomiche successive.  “La siccità è già un problema attuale- afferma Andrea Pegoraro presidente di coldiretti Portogruaro– da più di due mesi non vediamo una pioggia e nella nostra zona del veneto orientale siamo ancora fermi con le semine perché i terreni sono troppo secchi ed irrigarli per la fase meramente preparatoria alla semina, sarebbe troppo dispendioso.

Non possiamo che sperare in una pioggia che ci consenta di procedere con le semine di mais e successivamente della soia; la pioggia in questo momento è necessaria anche alle colture di barbabietola che sono state seminate una ventina di giorni fa ma a causa della siccità non stanno crescendo.”

Si registra in particolare l’aumento degli eventi atmosferici estremi – continua la Coldiretti –con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo alla siccità. La mancanza di acqua rappresenta – rileva la Coldiretti – l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con un danno stimato in media in un miliardo di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti.

Nonostante le variazioni climatiche l’Italia – sottolinea la Coldiretti – resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente dei quali purtroppo appena l’11% viene trattenuto. Il Veneto- commenta Coldiretti – recupera solo il 5% dell’acqua piovana: rispetto alla media nazionale il dato è preoccupante e dimostra quanto bisogno ci sia di investimenti in questo campo.

Senz’acqua non c’è agricoltura. In Veneto sono irrigati 600mila ettari della SAU. Per questa ragione vanno assicurate le portate delle concessioni idriche, attuando il risparmio irriguo, ammodernando la rete e realizzando nuovi invasi utilizzando le cave dismesse e i bacini. I fenomeni straordinari con alluvioni e stagioni monsoniche impongono il grande tema della sicurezza idraulica che si attua con il governo dell’acqua dei comprensori di bonifica (1,15 milioni di ettari). “Occorre trattenere l’acqua quando c’è nelle infrastrutture – dice Coldiretti Veneto –  e laddove necessario realizzare opere di laminazione per arginare le calamità atmosferiche”.  

“Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie abbiamo elaborato e proposto per tempo un progetto concreto immediatamente cantierabile” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “si tratta di un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale”.

 Il progetto – spiega la Coldiretti – prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo e ottimizzare i risultati finali. L’idea è di “costruire” senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione.

Il piano della Coldiretti sulle risorse idriche per il Recovery Plan punta alla transizione verde in modo da risparmiare il 30% di acqua per l’irrigazione, diminuire il rischio di alluvioni e frane, aumentare la sicurezza alimentare dell’Italia, garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, migliorare il valore paesaggistico dei territori e garantire adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche green in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030.  Un progetto ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso – conclude la Coldiretti – con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento anche di Università.

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