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Gela, Guardia Di Finanza: arrestato Massimo Barranco per bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio. Sequestro per oltre 2 milioni di euro

Questa mattina, i militari del Gruppo di Gela e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caltanissetta della Guardia di Finanza, in forza di un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Gela, hanno eseguito 8 misure cautelari personali nei confronti di altrettanti soggetti resisi responsabili, in concorso e a diverso titolo, di svariati reati fallimentari quali bancarotta fraudolenta, falso in attestazioni e relazioni, nonché autoriciclaggio.

É stato eseguito, anche, il sequestro preventivo diretto di una società con sede operativa a Gela, il cui valore complessivo si attesta sui 3 milioni di euro.

Nel corso della conferenza stampa, alla presenza del Procuratore Fernando Asaro, del sostituto Procuratore Federica Scuderi, del Colonnello Giuseppe Ialacqua e del Comandante del Gruppo di Gela della Guardia di Finanza Giuseppe Gradillo, sono stati resi noti i dettagli dell’operazione.

Gela, Guardia Di Finanza: arrestato Massimo Barranco per bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio. Sequestro per oltre 2 milioni di euro | DayItaliaNewsGela

La Procura della Repubblica di Gela ha chiesto ed ottenuto dal GIP presso il locale Tribunale una ordinanza di misura cautelare personale e reale nei confronti di otto soggetti, che ha visto l’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di Giuseppe Massimo Barranco (gelese di 51 anni), principale indagato, e sette misure interdittive consistenti nel divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche per la durata di un anno, nei confronti di P.C., L.A., M.A., C.M., C.V., G.N. e D.P. (di cui quattro gelesi, due catanesi ed un monzese).

A tutti vengono contestati, in concorso e a diverso titolo, svariati reati fallimentari quali bancarotta fraudolenta, falso in attestazioni e relazioni, nonché autoriciclaggio.

L’esecuzione di tali misure è stata delegata ai militari del Gruppo di Gela, coordinati dal Capitano Giuseppe Gradillo, e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caltanissetta, dal Colonnello Giuseppe Ialacqua.

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Contestualmente sono state eseguite anche misure cautelari reali, tra le quali il sequestro preventivo diretto di una società con sede legale a Catania ma operativa nel territorio gelese, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di cereali e legumi secchi, specializzata anche nell’intermediazione di rilevanti operazioni commerciali internazionali nello specifico settore, il cui valore complessivo supera i 3 milioni di euro e che sarà posta in amministrazione giudiziaria.

Nel corso delle indagini delegate sono emerse condotte distrattive perpetrate dall’amministratore delegato già a partire dal 2012, per oltre 2 milioni di euro (somma di denaro anch’essa oggetto di sequestro preventivo), nonché del complesso aziendale della società fallita, gravata da una rilevante esposizione debitoria pari a circa 5 milioni di euro, conducendola alla decozione e trasferendone l’operatività sana in una nuova società operante nello stesso settore.

La condotta illecita, ideata dal principale indagato, Barranco, è avvenuta in concorso con il liquidatore della fallita (L.A.) e con l’amministratore unico e legale rappresentante della nuova società (P.C.), solo formalmente con sede a Catania ma operativa a Gela.

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“L’indagine – ha dichiarato il Capitano Gradillo – è nata nel 2018 e si è protratta fino ad oggi. Con l’ausilio anche delle intercettazioni telefoniche, sequestri e perquisizioni fatte nel corso degli anni, ha portato a definire il quadro probatorio che è stato oggetto dell’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari.

In sostanza – ha proseguito – è emerso che la vecchia società Eurograni s.r.l. che operava nel settore dell’Import-Export internazionale di cereali e legumi, ha visto nel corso degli anni, una lenta decozione della società fino ad arrivare nel 2017 al suo fallimento. Decozione che è stata sicuramente aggravata dalle condotte distrattive del principale indagato che ha svuotato pian piano la società con due manovre: da una parte, spostando le sostanze buone, positive, attive, in termini di finanziamenti, di crediti, in una nuova società, la Mediterranea Commodities S.p.a. che esisteva già come società di intermediazione immobiliare, ma nel 2017-2018 ha cambiato l’oggetto sociale, nello stesso oggetto sociale dell’Eurograni, vale a dire, commercio internazionale di grani e legumi secchi, per far sì che in questa nuova si continuasse l’attività con le sostanze della vecchia in decozione.

Dall’altra, ha dissipato il patrimonio societario con varie condotte distrattive, in termini di, deviazioni di flussi di denaro presso conti correnti intestati al principale indagato, piuttosto che pagamenti preferenziali di professionisti che avevano svolto attività nell’Eurograni a danno dei creditori. Tutto quanto a danno del principale oggetto del reato, che in questo caso, è la pretesa creditizia del creditore della società per il principio di “par condicio creditorum”.

Queste due condotte – ha aggiunto – hanno consentito alla nuova società di incominciare, lentamente, a svolgere l’attività, di incrementare i volumi di affari, fino ad arrivare all’ultimo bilancio disponibile depositato del 2019 di circa 90 milioni di euro e quindi a dare vita a reati di bancarotta fraudolenta per la legge fallimentare. Tutto questo aggravato anche dalle condotte dei sindaci che, per esempio, nel collegio sindacale hanno messo diversi doveri che avevano per il loro ruolo e per i quali hanno avuto le sanzioni interdittive.

Avendo reimpiegato queste sostanze nella nuova società, che ha prodotto utili, questo ha configurato il reato di autoriciclaggio. Questo reato – ha continuato prevede a sua volta, un reato presupposto previsto dal codice, che è la bancarotta fraudolenta.

Il reato definito è l’autoriciclaggio che ha visto poi come frutto del reato, gli utili conseguiti dalla Mediterranea che, infatti, sono oggetto di sequestro.

Il disegno criminoso ha visto, sostanzialmente, il passaggio dalla “bad company”, quella in decozione, alla “new company”, quella che era entrata nel mercato, in maniera del tutto illecita.

C’è stata – ha concluso – una totale noncuranza delle norme al riguardo del diritto tributario e della pressione fiscale di ogni soggetto, che secondo l’art. 53 della Costituzione, prevede che ognuno debba sostenere una pressione fiscale adeguata e proporzionata a quelle che sono le proprie sostanze economiche, i propri redditi dichiarati; totale disprezzo della Costituzione e della collettività, perché ciò che non viene pagato dall’evasore, viene pagato da altri soggetti”.

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Le indagini hanno riguardato anche condotte di danno dei creditori della società fallita e di aggravamento del dissesto; hanno inoltre accertato responsabilità a carico dei componenti del collegio sindacale della società fallita (M.A., C.M., C.V. e G.N) i quali hanno omesso di esercitare gli obbligatori doveri di vigilanza e controllo sull’amministrazione della società, così concorrendo nelle condotte distrattive contestate.

Alla contestazione del reato di autoricilaggio è seguita la contestazione dell’illecito amministrativo previsto dall’art. 25-octies del D.Lgs. 231/2001 nei confronti della società oggi attinta dalla misura cautelare reale del sequestro preventivo e della previsione dell’amministrazione giudiziaria.

L’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Gela, si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria connotati da maggiore gravità, nonché all’aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di tutelare le imprese oneste che operano nel rispetto della legge.

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