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tavoli di un locale chiuso

Ragusa, ristoratori delusi, le riaperture del governo sono “punitive e non eque”

È deciso: la Sicilia resta ancora in zona arancione. E quindi anche per le imprese della ristorazione della provincia di Ragusa è andata delusa ogni aspettativa di potere riaprire in maniera graduale già a partire dal 26 aprile per poi avvicinarsi a una situazione di normalità. La Cna territoriale di Ragusa, in rappresentanza delle piccole imprese della ristorazione, intende chiarire come stanno le cose, considerato che in seno alla categoria la confusione è grande proprio in relazione al tema delle riaperture. Intanto, ogni scelta dell’esercente è subordinata alle direttive del Governo nazionale ed è strettamente correlata alla fascia di colore in cui viene collocato il territorio regionale. Sotto questo aspetto, l’auspicio di Cna Ragusa è che la situazione sanitaria in Sicilia evolva in senso positivo nel più breve tempo possibile e che anche la nostra regione diventi rapidamente zona gialla. E tuttavia le indicazioni del Governo continuano ad apparire punitive e non eque anche in zona gialla.
“Da ciò che emerge dal testo del decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale – dice Alessandro Dimartino, responsabile di Cna Turismo e commercio Ragusa – ristoranti, bar, gelaterie, pizzerie, in zona gialla potranno formalmente riaprire dal 26 aprile, ma i criteri e le condizioni imposte appaiono del tutto ingiustificati e discriminatori nei confronti di attività che hanno dimostrato di non incidere sull’andamento dei contagi. Il provvedimento prevede infatti la riapertura da lunedì per il consumo al tavolo (esclusivamente in zona gialla), ma solo all’aperto e fino alle 22. Soltanto dal 1° giugno sarà possibile svolgere le attività al chiuso, ma con l’incomprensibile limitazione delle ore 18”.
“Un’altra aggravante – sottolinea Carmelo Caccamo, vicesegretario territoriale e responsabile di Cna Agroalimentare Ragusa – è legata al fatto che nessuna indicazione è emersa per le attività di catering ed eventi in occasione delle cerimonie civili e religiose, con un ulteriore gravissimo pregiudizio per le imprese”. “Purtroppo, sono rimasti inascoltati – dichiara Francesco Occhipinti, vicepresidente territoriale delegato per Cna Turismo e commercio Ragusa – i suggerimenti della nostra organizzazione a livello nazionale per rafforzare le già severe cautele riguardanti la prevenzione del rischio ed è anche contraddittorio che un anno fa le medesime attività di ristorazione poterono riaprire il 16 maggio senza alcuna restrizione di orari e soprattutto quando ancora non esistevano vaccini e vaccinati. Un provvedimento di finta cautela, quindi, quello di quest’anno, che sembra ignorare peraltro l’avanzamento della campagna vaccinale e che non tiene conto che le attività di ristorazione sono praticamente chiuse da ottobre dello scorso anno. Cioè, da oltre sei mesi”.
“Confidiamo – conclude il presidente della Cna territoriale di Ragusa Giuseppe Santocono – che la deputazione nazionale dell’area iblea che abbiamo incontrato lo scorso 9 aprile nel corso dell’assemblea in videoconferenza dei ristoratori si faccia portatrice delle preoccupazioni dei nostri operatori. Tutto ciò con l’auspicio che il Governo nazionale corregga in corso d’opera l’attuale orientamento e che valuti seriamente la possibilità di un vero e proprio risarcimento per il fatturato non più recuperabile. È una situazione molto delicata, rispetto alla quale sono necessari provvedimenti ben calibrati e che tengano conto della necessità di potere riavviare la propria attività lavorativa da parte degli operatori economici del settore”.

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