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Mediterraneo Nero, è uscito l’ultimo libro di Gianluca Campagna

“Perché ho scritto ‘Mediterraneo Nero’? Perché il Mediterraneo sa di sole, di mare, di vento, di sale, anche di mirto e rosmarino… il Mediterraneo profuma di vita.”, dichiara Gian Luca Campagna, autore di Mediterraneo Nero (Mursia, pagg. 286, Euro 17,00) quarto titolo della collana Giungla Gialla diretta da Fabrizio Carcano. “Quando mi chiedono perché scrivo romanzi, non saprei cosa rispondere se non che sono un visionario narrativo, che prova a far vedere nelle sue trame quello che gli altri non scorgono, tant’è che l’anima della mia scrittura resta la ricerca ontologica. Il mio personaggio a un certo punto dice ‘Todo modo para buscar la voluntad divina’, cioè ricercare la verità, seguendo l’insegnamento di Ignazio di Loyola. Ne è talmente ossessionato che talvolta non si accorge però che, come diceva Karl Popper, la distorsione della verità nasce con l’uomo. E così ecco attecchire la psicologia del complotto, che si crea attraverso la fusione di dati reali e tracce verosimili, confondendo la verità con le congetture e avvalorando coincidenze. Alla fine non ci accorgiamo che l’uomo ricorre al complotto ogni volta che deve spiegare razionalmente la complessità del mondo, anche perché la nuda verità è molto meno affascinante”.

Francesco ‘Ciccio’ Cuccovillo è un cronista di origini baresi che lavora da anni a Roma per un quotidiano nazionale. Viene contattato da un suo vecchio amore giovanile andata in sposa a uno dei suoi amici di quando ero ragazzo: questo è ricoverato per mesotelioma contratto per essere stato a contatto con un’azienda che produceva amianto. La donna lo convince a consegnare una lattina di Coca Cola sigillata di cui non si conosce il contenuto a un ingegnere brianzolo che negli anni ’80 e ’90 gestiva nel Sud Italia il traffico illecito dei rifiuti tossici.

Comincia così una caccia all’uomo che presto si unisce nell’indagine sul destino di una nave, la Quadrifoglio Rosso, autoaffondata al largo delle coste pugliesi. Tra reticenze, depistaggi, bugie, sospetti, mezze verità, aiuti inaspettati, il cronista compirà un autentico viaggio lungo le coste italiane, dal Sud al Centro passando da Ovest a Est, per carpire informazioni su questo ingegnere che sembra essere un fantasma. Francesco Cuccovillo, stretto nel suo caban, con un Garibaldi tra le labbra, fischiettando Oblivion di Astor Piazzolla, un jingle che lo accompagna tra la nostalgia e il rimpianto di una vita che ha vissuto osservando gli altri, tra magistrati corrotti, fidanzate petulanti, criminali pentiti, lapdancer romantiche, politici ambigui e ambientalisti disillusi, nel nome di giustizia e perdono scoprirà quanto è sottile il confine tra verità e menzogna raccontando i veleni del Mare Nostrum.

Anche l’affascinante Marie, una killer professionista che all’occorrenza sa adattarsi a escort, lascia la sua Corsica per Roma alla ricerca di una vendetta ancestrale. E poi c’è Khaled, che attraversando il Mediterraneo ha perso suo figlio, adesso vuole la sua giustizia, quella della legge del taglione. Il romanzo tratta di diverse tematiche care al Mediterraneo: dall’inquinamento industriale ai tumori contratti dagli operai, dalla tratta degli immigrati ai moti rivoluzionari indipendentisti. Il Mediterraneo, culla della civiltà, è un incrocio di rotte come ci insegna la storia e l’oggi non sfugge al passato recente.
Il protagonista principale, il giornalista Francesco Cuccovillo, dà la caccia a un uomo che negli anni ’90 gestiva lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici tra navi autoaffondate (le cosiddette navi dei veleni) e il traffico con i paesi del Terzo Mondo, dove venivano sversati costruendo reti stradali in mezzo al deserto. Pratica che trovava collocazione anche in quella Somalia, dove nel 1994 perse la vita la giornalista Ilaria Alpi.

Negli anni ’80 e ‘90 c’era in Italia una pratica diffusa tra gli ambienti industriali e criminalità organizzata. L’Europa industriale si disfaceva dei rifiuti pericolosi tramite le cosiddette ‘navi a perdere’, quelle carrette del mare che registravano un carico ‘normale’ per poi sostituirlo con fusti tossici (scorie nucleari e chimiche) che venivano autoaffondate in punti abissali del mar Mediterraneo, sulle coste italiane, o in oceano Atlantico, al largo della Francia o del Portogallo da armatori ed equipaggi senza scrupoli. La truffa era ben congegnata, poichè le mafie guadagnavano tre volte: ricevevano denaro in nero dalle industrie che si sbarazzavano di rifiuti che avevano costi altissimi per lo smaltimento (e spesso erano rifiuti non registrati…), ricevevano poi i soldi delle assicurazioni per il carico simulato perso e quelli per la stessa nave mercantile affondata. Per sfuggire ai radar della Marina il metodo era abbastanza semplice: i fusti tossici stipati nelle stive erano schermati con cemento e granulato di marmo. La storia che si dipana in questo romanzo segue la scia di una nave, la Quadrifoglio Rosso (nome ricavato dalle storie reali delle reali Jolly Rosso, Karen B ed Eden V), utilizzata dai colletti bianchi delle industrie italiane in accordo con la criminalità organizzata. Il 14 febbraio 2017 la Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha avviato la desecretazione dei documenti del Sismi, tra cui un elenco di 90 navi affondate nel Mediterraneo tra 1989 e il 1995 e legate a presunti traffici di rifiuti tossici e radioattivi.

Al romanzo è stato dato il nome ‘Mediterraneo Nero’ perché la trama tocca gran parte delle coste italiane, trattando di ogni zona la sua anima nera. È una sorta di macabro Grand Tour, che tocca nell’indagine coste pugliesi, campane, pontine, toscane, triestine, slovene più Lampedusa e Corsica, punti di partenza degli altri due protagonisti della storia, il disperato immigrato Khaled e la rivoluzionaria Marie.

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