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Tamponi, chi ne fa di più è svantaggiato. Ma perché non c’è ancora un limite minimo?

I numeri sembrano (e dovrebbero essere) dati di fatto incontrovertibili, eppure – anche questi – l’esperienza insegna, vanno interpretati.

I numeri sembrano (e dovrebbero essere) dati di fatto incontrovertibili, eppure – anche questi – l’esperienza insegna, vanno interpretati.

Metti l’esempio di un paziente al quale misuri la febbre una volta al giorno; se confronti i dati con un altro malato al quale prendi la temperatura 5 volte al giorno, la media della febbre potrebbe dare risultati molto fuorvianti. Insomma, potrebbe capitare che dimetti dall’ospedale quello che sta “peggio” e tieni dentro chi sta “meglio” solo perché il dato sulle misurazioni della febbre non è omogeneo.

Facciamo il caso, per esempio, di Sicilia e Lombardia, prendendo in esame gli ultimi 5 giorni 10/14 maggio: la Lombardia ha fatto 194349 tamponi diagnosticando 5125 positivi al covid, la Sicilia ne ha fatti “solo” 115684 diagnosticando 3266 nuovi pazienti covid.

Significa che la Lombardia ha un tasso di positività del 2,63% e la Sicilia del 2,82%, quindi, più alto.

Lascio ai lettori le valutazioni e le riflessioni su tutte le Regioni italiane ma, vi riporto una raccomandazione della Fondazione Gimbe che sa tanto di buon senso: indicare un numero minimo di tamponi, ogni 100.000 abitanti, da fare per ogni Regione. Io, aggiungerei, per legge.

Gennaro Giacobbe, direttore dayitalianews

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