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Trattativa Stato-Mafia, la Procura di Palermo chiede la conferma delle condanne di primo grado

Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale di Palermo, Sergio Barbiera ha chiesto alla corte d’assise d’appello di confermare le condanne inflitte in primo grado a boss, ex carabinieri e politici imputati di minaccia a Corpo politico dello Stato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

Processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia stamattina (7 giugno) a Palermo. Collegato via teleconferenza anche Giovanni Brusca, scarcerato la settimana scorsa per fine della pena.

Al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale di Palermo, Sergio Barbiera ha chiesto alla corte d’Assise d’appello di confermare le condanne inflitte in primo grado a boss, ex carabinieri e politici imputati di minaccia a Corpo politico dello Stato al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

Queste le parole del pg riportate da Adnkronos: “Conclusivamente può affermarsi che la celebrazione del presente giudizio ha ulteriormente comprovato l’esistenza di una verità inconfessabile, di una verità che è dentro lo Stato, della trattativa Stato-mafia che, tuttavia non scrimina mandanti ed esecutori istituzionali perché, come ha ricordato il Capo dello Stato nello corso delle commemorazioni dell’anniversario della strage di Capaci o si sta contro la mafia o si è complici. Non ci sono alternative”.

In primo grado il boss Leoluca Bagarella fu condannato a 28 anni di carcere. In quell’occasione furono condannati anche gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e il capomafia Antonino Cinà.

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