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Caso suicidio assistito prof di Paternò, chiesti 3 anni e 4 mesi per Coveri: la difesa esclude responsabilità penali

Il caso relativo al suicidio assistito della professoressa di Paternò ieri si è arricchito di un nuovo capitolo

In questi giorni sta facendo parecchio discutere la vicenda relativa la suicidio assistito dell’insegnante 47enne di Paternò, nel Catanese, avvenuto in un clinica svizzera a marzo 2019. La donna non era malata terminale, ma soffriva di una profonda crisi di depressione.

Nella giornata di ieri la Procura della Repubblica di Catania, nelle persone del procuratore Ignazio Fonzo e del sostituto Angelo Brugaletta, ha chiesto la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit Italia, per il reato di istigazione al suicidio nei confronti della 47enne.

Secondo quanto detto dalla Procura del capoluogo etneo, Coveri aveva determinato o comunque rafforzato il proposito suicida della donna. L’avvocato Arianna Maria Corcelli, che assiste Coveri, ci ha mostrato i diversi aspetti della linea difensiva e come Coveri sia esente da responsabilità penali.

“La linea difensiva – afferma la Corcelli – respinge le accuse e non c’è alcun profilo di responsabilità penale. La signora ha chiesto solo delle informazioni al dottor Coveri, che tra l’altro è ipovedente. Le telefonate e i messaggi tra loro temporalmente si collocano tra dicembre 2017 e agosto 2018 e il suicidio assistito è avvenuto a marzo 2019. La prossima udienza si terrà il prossimo 16 settembre e il giudice deciderà. Non c’è nessuna istigazione al suicidio, ma mi preme aggiungere anche una cosa: da un punto di vista etico in Italia siamo molto indietro, in quanto non c’è ancora una legge sul suicidio assistito, che è una cosa ben diversa dall’eutanasia”.

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