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Ragusa: Celebrato il 204° Anniversario dell’istituzione del Corpo di Polizia Penitenziaria

Lo scorso 15 giugno il Corpo della Polizia Penitenziaria ha celebrato il 204° anniversario dalla propria fondazione. Con una sobria cerimonia e nel rispetto delle norme anti – Covid, anche Ragusa ha voluto prendere parte ai festeggiamenti e ringraziare così coloro che sono in prima linea per garantire la sicurezza delle carceri.

Una riconoscenza espressa anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella che nel suo messaggio ha sottolineato come la capacità di intervento e l’indiscussa professionalità degli appartenenti al Corpo abbiano: “Consentito di superare con tempestività ed efficacia i gravi disagi emersi negli istituti penitenziari del Paese”. Mentre la Ministra della Giustizia Marta Cartabia li ha definiti “Garanti della sicurezza e custodi dell’umanità dolente”.

La cerimonia, svoltasi presso il cortile del carcere di Ragusa, ha visto la partecipazione delle alte cariche civili, militari e istituzionali. Presente anche il Prefetto di Ragusa Giuseppe Ranieri e il Questore di Ragusa Giusy Agnello.

Il carcere di Ragusa in questi anni è cambiato profondamente sia nella struttura che nell’organizzazione. Ha avviato una serie di importanti progetti mirando alla rieducazione della persona detenuta. Quello che dovrebbe essere il primario obiettivo di un carcere.

Citiamo, ad esempio, il progetto di orto sociale in carcere, promosso dall’Associazione “Ci ridiamo su”, che prende il nome di “Libere Tenerezze” e si avvale del lavoro agricolo dei detenuti. O anche il laboratorio di pasticceria “Sprigioniamo Sapori”, realtà ormai consolidata nel carcere di Ragusa e nota sia in Italia che all’estero.

“L’epidemia che ha colpito il pianeta ha cambiato tutto – ha dichiarato nel suo discorso il Commissario capo Chiara Morales – Ha incrinato certezze, ha messo in discussione un modello di sviluppo consolidato, ha modificato profondamente la nostra società e ha rivoluzionato sia il nostro modo di relazionarci con i detenuti, sia le procedure operative e gli strumenti adottati per fronteggiare un’emergenza totale che, all’interno degli istituti di pena, non ha riguardato solo l’aspetto sanitario, ma anche l’ordine e la sicurezza. Abbiamo dovuto misurarci con la paura, l’incertezza del domani, la sensazione di rabbia e di precarietà dei nostri detenuti, gli stati d’animo degli appartenenti al Corpo chiamati ad operare all’interno delle sezioni adottando le misure di prevenzione necessarie per evitare il contagio, preoccupati per la propria salute e per quella dei loro familiari.”

Il carcere di Ragusa ha, però, mandato un messaggio importante: nonostante la tensione, la paura, le notizie che parlavano di molti istituti in rivolta, gli operatori di Polizia penitenziaria di Ragusa hanno saputo calarsi in un nuovo ruolo, con delle rinnovate responsabilità e sensibilità., fronteggiando nel modo migliore la nuova improvvisa situazione.

“La pandemia ha imposto delle ristrettezze per le persone libere ed ha ulteriormente aggravato la posizione di chi la liberta già non ce l’aveva – questo aveva creato grandi preoccupazioni sia dentro che fuori il nostro carcere.” ha commentato il direttore della casa circondariale di Ragusa Elisabetta Zito.

“Le energie ed i sacrifici profusi dagli uomini e dalle donne del Reparto e del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, in questo periodo emergenziale, ci hanno premiati – continua ancora il Commissario Morales – i disordini occorsi in molte carceri italiane non hanno trovato terreno fertile a Ragusa, ove, fin dall’inizio della pandemia, abbiamo attivato un canale di dialogo e di ascolto coi ristretti, cercando di far loro comprendere il senso e l’importanza dei provvedimenti adottati dalle autorità governative e finalizzati all’obiettivo, comune ed essenziale per tutti, di salvaguardare la salute e l’incolumità delle persone che vivono dentro e fuori gli istituti di pena.”

Per alleviare il disagio derivante dalle restrizioni imposte, a Ragusa è stata data la possibilità di effettuare video-colloqui con i familiari e gli aventi diritto, in sostituzione dei colloqui in presenza, l’autorizzazione ad eseguire telefonate oltre i limiti previsti dalla vigente normativa, il potenziamento del servizio di lavanderia interna per consentire ai detenuti il frequente lavaggio degli indumenti personali, sopperendo alla mancanza di contatti con la famiglia. Iniziative che dimostrano professionalità e umanità.

“Non solo i nostri detenuti non hanno cavalcato strumentalmente l’onda delle rivolte, ma hanno dimostrato un ammirevole senso di responsabilità attraverso una raccolta di fondi che nel mese di aprile 2020 hanno voluto devolvere all’Ospedale Maggiore di Modica, individuato quale centro provinciale per il trattamento sanitario di persone affette da COVID-19, lanciando un messaggio ai cittadini e alla società tutta: “rispettando le regole, tutti uniti, ce la faremo”. Un messaggio di speranza – conclude il Commissario – che assume un pregnante e particolare significato e che ha gratificato tutti noi operatori penitenziari per gli sforzi profusi e per i valori ai quali abbiamo sempre ispirato la nostra gestione: il rispetto dei diritti e della dignità della persona detenuta.”

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