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Milano: Sette condanne per 25 truffe ad anziani

Erasmo, Ottorino, Nerina: nomi ormai desueti che con probabilità si riferivano a persone anziane. Sceglievano così le proprie vittime i sette truffatori che sono stati condannati dal Tribunale di Milano per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, con l’aggravante della transnazionalità, e ricettazione, aggravata dal numero dei concorrenti. Gli arresti e le relative condanne sono stati resi possibili dalle indagini coordinate dal Procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dai sostituti procuratori Cristian Barilli e Giancarla Serafini, e condotte dal Pool Antitruffe della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Milano, composto da personale della Polizia di Stato e della Polizia Locale. A seguito di alcune denunce, il personale operante aveva riscontrato, a partire da gennaio 2019, il susseguirsi di una serie di truffe perpetrate con un modus operandi comune: le vittime venivano contattate telefonicamente da una persona che si spacciava per un parente (presentandosi in genere come un figlio o un nipote) e che chiedeva in prestito denaro o oggetti preziosi, affermando di averne urgente bisogno per far fronte a un grave problema. In alcuni casi, ad esempio, il truffatore asseriva di essere ammalato (nell’ultimo anno anche di Covid) e di dover affrontare grandi spese per farsi curare; in altri casi affermava invece di aver causato un 
incidente stradale e di dover risarcire la persona investita. Le telefonate venivano effettuate da utenze estere (Polonia e Germania, con prefisso 0049) e la vittima, anziana, veniva trattenuta al telefono per un lungo tempo, impedendole di verificare se quanto le era stato raccontato fosse vero. Indotta pertanto a raccogliere il denaro e i gioielli presenti in casa, la vittima li consegnava poi ad un complice del truffatore – appostato sotto la sua abitazione – che le raccontava di essere in contatto con il parente in difficoltà (all’occorrenza facendo anche finta di telefonargli con toni rassicuranti). Una volta ritirati il denaro e/o i preziosi (o dopo aver accompagnato la vittima in banca o alle Poste), i truffatori si dileguavano, per poi attivarsi presso compro oro o terzi ricettatori, dove scambiavano parte del bottino con denaro contante. Grazie alle telecamere installate nei pressi dei condomini delle vittime, all’analisi dei tabulati telefonici, a pedinamenti effettuati anche con l’ausilio della Polizia Stradale e all’installazione di una videocamera nei pressi del “covo” dei truffatori, sito a Rozzano, il personale della Sezione di Polizia giudiziaria è riuscito ad individuare diversi componenti del sodalizio, il quale si serviva di “centralinisti” siti all’estero (che avevano il ruolo di scegliere i nominativi e di contattare le vittime per telefono) e di “esattori” operanti in Italia (impiegati per recuperare il denaro e i preziosi dalle vittime). Le utenze estere utilizzate per le telefonate venivano poi dismesse dopo ogni truffa. Le sette condanne inflitte ai truffatori, i quali dovranno scontare pene fino ai tre anni e 4 mesi di reclusione, rappresentano un importante risultato investigativo, che va a collocarsi nel contesto delle attività condotte dalla Procura e dalle Forze di Polizia a tutela delle fasce più deboli e, in particolar modo, degli anziani. In questo contesto viene costantemente rafforzata l’attività d’indagine e di coordinamento del Pool Antitruffe della Sezione di Polizia Giudiziaria, i cui operatori, realizzando un virtuoso modello di sinergia interforze, mirano a disarticolare i sodalizi criminali dediti alla realizzazione di truffe a persone anziane, con la finalità di porre un argine al diffondersi di tale tipologia di reati.

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