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“ La vicenda Rimateria è un dramma per l’enorme impatto ambientale”

La vicenda Rimateria è un dramma per l’enorme impatto ambientale e oggi anche per le ripercussioni sui lavoratori, spesso primi a pagare le conseguenze di strategie aziendali e scelte politiche sbagliate. Oggi si leggono parole in libertà, dettate unicamente dalla volontà di propaganda politica. Parole in libertà sulle supposte e fantasiose possibilità di intervento che l’amministrazione avrebbe potuto avere sulla gestione aziendale di una società privata. Ignorare le normative nazionali e regionali nonché il diritto amministrativo e fallimentare fa comodo, perché altrimenti non ci sarebbe terreno fertile per la propaganda. Chi parla a vuoto di nuovo progetto industriale, di presenza pubblica e di altre amenità, lo fa per demagogia e populismo. Spieghi alla città quali sarebbero state le proposte miracolistiche? Presentare un nuovo piano industriale? Per statuto il socio pubblico non poteva farlo, avendo solo la possibilità di veto sulle proposte avanzate dai soci privati. E sappiamo bene che il progetto dei privati era quello dei 2 milioni 800 mila metri cubi di rifiuti. A quello la città aveva chiaramente posto il veto. Qualunque piano dei privati avrebbe presupposto rivedere le prescrizioni di VIA e lasciare che quella discarica continuasse per anni ad essere condotta contra legem. L’ Amministrazione e neanche la Regione avrebbero potuto accettarlo, viste anche le recenti indagini della magistratura sulle concerie. Bastava terminare le prescrizioni? Commuove tanta ingenuità: è sotto gli occhi di tutti che la società è fallita proprio perché i soci privati non hanno voluto infondere i capitali necessari per ottemperare alle prescrizioni. Si sarebbe dovuto trattare? La città avrebbe dovuto accettare un altro milione forse più di metri cubi di rifiuti provenienti da fuori? Ci spieghino come. Ci spieghino come era possibile scendere a patti con una società che per trattare avrebbe preteso ampliamenti di volumi continuando ad agire in deroga alle norme: senza coperture, senza regimazione delle acque, senza analisi delle acque di falda, senza accertamenti sullo stato del telo di fondo di una discarica nata per sostenere 9 metri di rifiuti e cresciuta oltre i 40 e con rifiuti speciali di tutti i generi provenienti da fuori, dal momento che i siderurgici (che comunque non ci sono) non avrebbero potuto offrire adeguati margini di profitto ai privati. Altre migliaia di tonnellate di rifiuti sopra un terreno paludoso di colmata. Il pubblico avrebbe dovuto comprare le quote dei privati? Ci spieghino come. Anche evocare i rischi cui sarebbe esposto il comune sono semplice allarmismo: il fallimento della società prescinde dalle legittime previsioni urbanistiche di un’amministrazione.La battaglia fatta negli anni, per la nostra lista non era semplice opportunità politica: era attenzione al territorio e alla salute. Sapevamo che l’eredità era pesantissima, ma siamo convinti che non si doveva  tradire le aspettative della città per mero opportunismo politico, che non si doveva certo vendere il territorio affascinati dal miraggio di qualche misero compenso economico.

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