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La proposta di Nucera ai Segretari delle sigle sindacali: ‘Lavoro al Sud, serve una rivoluzione’

Giuseppe Nucera, presidente del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, attraverso una lettera aperta indirizzata ai Segretari Generali CGIL Maurizio Landini, CISL Luigi Sbarra e UIL Pierpaolo Bombardieri, sottolinea l’assoluta necessità di intraprendere scelte coraggiose e rivoluzionarie per cambiare davvero la situazione occupazionale del Sud.
“La visita nella Locride dei vertici delle sigle sindacali ha rappresentato una occasione importante per il nostro territorio, anche alla luce del fatto che due dei tre segretari (Sbarra e Bombardieri) sono figli proprio di questa terra. Impossibile non cogliere la valenza simbolica di un simile evento, che ha visto il mondo del lavoro presenziare in uno dei territori più poveri e in difficoltà dell’intera nazione.
Ma non è stato sempre cosi, la situazione attuale si presenta capovolta rispetto ai secoli scorsi. Il Meridione nell’Italia preunitaria rappresentava la locomotiva del paese, era più avanti sia da un punto di vista storico e culturale che economico. Per rendersi conto di quanto appena affermato -sottolinea Nucera- invito a visitare il Museo delle Ferriere Borboniche a Mongiana. Successivamente, una politica fatta di dazi e favori al Nord ha completamente ribaltato i valori e il Sud da decenni si trova
costretto a vivere in uno stato di forte arretratezza.
Ai tre Segretari delle sigle sindacali dico che per cambiare davvero le cose bisogna andare in profondità, capire come si può rendere davvero attrattivo e competitivo un territorio, specie se così complesso come quello della Calabria e del Mezzogiorno in generale.
Da Presidente di Confindustria Reggio Calabria, mi sono spesso confrontato con le più importanti realtà industriali del Nord Itali, proponendo loro di investire in Calabria. Il più delle volte, notavo scarsa conoscenza delle potenzialità della nostra

regione e anche superficialità nel trattare il solito tema della ‘ndrangheta, in realtà ben più presente al Nord dove gli interessi economici sono superiori.
Per far imprimere davvero una svolta al Mezzogiorno sul tema del lavoro, serve una rivoluzione fatta di scelte forti e anche provocatorie. Ai tre Segretari delle sigle sindacali, dall’alto della loro esperienza e degli incarichi prestigiosi che ricoprono, suggerisco di riconsiderare il costo del lavoro tra Nord e Sud.
In alcuni ambiti si è faticato molto a ottenere la parità salariale, in questo momento storico ritengo che un abbassamento del costo del lavoro al Sud possa portare benefici al Mezzogiorno d’Italia. Con un costo della vita decisamente inferiore e la possibilità di rimanere nella propria terra, sono convinto che ogni meridionale accetterebbe uno stipendio leggermente più basso pur di evitare il trasferimento al Nord. Allo stesso tempo, le aziende non avrebbero necessità di delocalizzare all’estero potendo così
effettuare investimenti importanti al Sud.
Comprendo perfettamente come la mia proposta vada controcorrente. Qualcuno potrebbe pensare al ripristino delle ‘gabbie salariali”. L’intento non è questo, la volontà è quella di dare un nuovo e diverso valore alle regole del mercato del lavoro,
che non sono di parte. Da ex sindacalista, conosco bene le tematiche relative al mondo del lavoro, specie se declinate alla realtà della Calabria. Ritengo sia arrivato il momento di compiere scelte coraggiose, utili a far risorgere il Sud riportandolo più vicino agli antichi splendori e ben lontano dalla triste situazione in cui si trova”.

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