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Vive in una cabina telefonica da mesi e nessuno l'aiuta: il dramma di colei che forse è una figlia dell'Africa

Vive in una cabina telefonica da mesi e nessuno l’aiuta: il dramma di colei che forse è una figlia dell’Africa

Immaginate una cabina telefonica vecchio stile: con le porte che si aprono e si chiudono. Non una semplice paratia che ospita il telefono, come se ne vedono alcune nelle nostre città dopo l’avvento dei cellulari. Questo stretto abitacolo è diventato la dimora di una senza tetto, che vive a Roma, città eterna, all’incrocio tra via Goito e via XX Settembre, come fa nottare il Foglio.

Nessuno dei passanti, nelle strade adiacenti, ha notato una richiesta d’aiuto silente della quarantenne, probabilmente di origine africana. Poiché non domanda nulla, neppure le monete, nessuno si prende cura di lei. A volte la si sente parlare nel suo idioma: frasi sconnesse, una serie di fonemi che nessuno sa comprendere.

Si fa sentire la mattina presto e poi a sera, quando all’imbrunire tra le quattro mura improvvisate temporaneamente trova pace. A chi la interroga, risponde come sa, lanciando sguardi persi nel vuoto. A volte fuma una sigaretta, a volte beve una birra.

Non ha una mascherina, non sappiamo se sia stata vaccinata, in clima di pandemia. La donna dai capelli rasati ha cura di sé quotidianamente: nell’igiene personale, non si lascia andare. La dignità è la sua unica compagna.

Possiede cartoni, buste, una coperta, un cuscino. Quasi tutti i giorni fa il bucato e lo mette ad asciugare su una vicina recinzione. La presenza di un telefono che non usa mai la protegge dal mondo esterno: cerca di lasciarlo per il minor tempo possibile.

L’assessora: “la donna ha sempre palesato un netto rifiuto a qualsiasi tipo di interazione”

Il comune di Roma è “intervenuto più volte, a partire dalla metà di aprile e con ulteriori successivi approcci, finalizzati al supporto e alla presa in carico” della donna senza fissa dimora.

Lo precisa l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Veronica Mammì. “Nel corso dei vari tentativi di approccio da parte degli operatori delle Unità di strada, anche in modo congiunto con la Polizia locale – assicura – la donna ha sempre palesato un netto rifiuto a qualsiasi tipo di interazione. L’offerta di ogni tipo di aiuto e dell’accoglienza nelle strutture capitoline è sempre subordinata alla libera accettazione della singola persona”. (fonte: Agi, foto di repertorio)

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