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Green pass e tampone per Israele non bastano: annullati concerti a Catania

Uno scarno annuncio. Lo stesso pubblicato dall’ufficio stampa del Comune. Senza specificare perché improvvisamente sono stati annullati tre spettacoli inseriti nel programma del Summer Fest in corso nel capoluogo etneo.

Il motivo è la sintesi di quel che stiamo vivendo a causa dell’emergenza Covid, che tale è, eccome, così come dimostra quel che stiamo per raccontarvi.

I concerti organizzati da Catania Jazz, l’associazione che dal 1983 “ha portato sotto il vulcano, secondo le proprie possibilità, quanto di meglio il jazz internazionale ha offerto”, sono stati annullati perché i musicisti israeliani che avrebbero dovuto esibirsi hanno deciso di non raggiungere la Sicilia.

“Non vogliono sottoporsi alla quarantena”, ci spiega Pompeo Benincasa, fondatore e direttore artistico di Catania Jazz.

Pompeo Benincasa

“Nonostante abbiano il green pass, il governo israeliano per chi rientra esige un tampone monoclonale e, qualunque sia l’esito, la quarantena di due settimane. Sono condizioni – continua – che gli artisti da noi ingaggiati, sorpresi dai nuovi provvedimenti del loro governo, non sono stati disposti ad accettare, perchè non vogliono restare inattivi o reclusi nelle loro abitazioni anche se in possesso del green pass”.

Una vicenda che invita a riflettere e che fa scattare l’allarme anche per i siciliani. Perché il green pass sta rivelandosi l’ennesima contraddizione. Istituito e imposto per scongiurare il terrore di nuove chiusure e limitazione del vivere quotidiano, così non è, visto che per alcune nazioni non è garanzia di arginamento dei contagi, come Israele sta insegnando. Inoltre, il riacutizzarsi della diffusione dei contagi in Sicilia, che con la Sardegna condivide l’allarmante primato in Italia, è temuto all’Estero, tanto da imporre le ferree restrizioni descritte.

Un cane che si morde la coda, poiché l’aumento dei contagi e, soprattutto, dei ricoveri che dopo Ferragosto potrebbero fare tornare Sicilia e Sardegna in zona gialla, sarebbe causato dal rivitalizzarsi del flusso di turisti.

“E noi del settore dello spettacolo viviamo in un’ansia costante – rivela Benincasa – non soltanto per le decisioni che ogni governo è libero di prendere per affrontare l’emergenza Covid. Se, così come sembra purtroppo probabile, fra pochi giorni la Sicilia sarà di nuovo in zona gialla, saremo i primi e i più colpiti dalle restrizioni. In zona gialla la capienza dei posti all’aperto per gli spettacoli sarà ridotta da 1000 a 500, che per il jazz non sarebbe un dramma per quanto riguarda i numeri, visto che è un genere di cultori, che non attira un pubblico foltissimo, ma l’effetto psicologico sulla gente sarebbe comunque pesante. Perché verrebbe depotenziato l’effetto fiducia nel green pass proprio mentre sta diffondendosi e fortificandosi, con quella cappa di rischio, di timore dei luoghi pubblici che potrebbe spingere il pubblico a rinunciare. Anche perché quello dello spettacolo sarebbe come al solito uno dei settori più colpiti dalle restrizioni, così come è stato fin dalle primissime fasi dell’emergenza e senza alcun criterio logico, visto che proprio nei luoghi deputati agli spettacoli di qualsiasi genere l’attenzione e i controlli sono sempre stati esemplari”.

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