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Dopo settecento anni, Dante Alighieri torna a vivere anche a Ragusa grazie a Vinicio Capossela

È un omaggio al sommo Poeta, la seconda parte del tour estivo, Bestiario d’amore, di Vinicio Capossela, che con Bestiale Comedìa celebra i 700 anni della morte di Dante Alighieri. Il concerto, organizzato da Marcello Cannizzo Agency, è arrivato anche a Ragusa all’interno della rassegna dell’Estate iblea, proposta da Ciccio Barone, assessore al Turismo e agli Spettacoli, pensata per animare Ragusa centro, Ibla, Marina di Ragusa, Donnafugata e San Giacomo.

Compagni del cantautore in questo “cammino periglioso” i due musicisti Vincenzo Vasi e Raffaele Tiseo, che, come Virgilio e Beatrice, con i loro strumenti lo hanno affiancato “dandogli il giusto coraggio nel confrontarsi con l’opera dantesca”. Un viaggio nell’aldilà, attraverso le tre cantiche, Inferno, purgatorio e Paradiso, dell’opera più vasta, monumentale e magnifica della storia della letteratura mondiale, che il cantautore ha ripercorso tra santi, eroi, peccatori, individuando soprattutto le creature mitiche, e le figure bestiali di cui è piena la Commedia.

Il titolo, Divina Comedìa, come ha detto lui stesso all’inizio del concerto, “fa riferimento al fatto che il percorso della Commedia è un percorso di affrancamento dalla bestialità, da tutto quello che ci tiene in basso, è un itinerario nell’immaginazione musicale e letteraria per redimere il reale dallo smarrimento in cui sembra gettato”, e inizia presentando le tre fiere, che avevano ostacolato il viaggio di Dante: la lonza che rappresenta la lussuria, il leone che rappresenta la superbia e la lupa che rappresenta l’avidità di guadagno è la più terribile.

Un concerto ricco di riferimenti ai Bestiari e di citazioni di numerosi passi della Divina Commedia, che ha attinto al suo vasto repertorio passato in cui sono già presenti riferimenti danteschi, in particolare in alcuni brani dell’album Marinai, profeti e balene del 2011 in cui “riecheggia l’universo metafisico dantesco attraverso una ricerca della ritualità, del primordiale, delle radici mitiche della propria cultura, tutta volta a decifrare e restituire la complessità dell’animo umano”.

Ripercorrendo l’Inferno, con le sue canzoni, presenta anche quella che è la figura più gigantesca della commedia: l’Ulisse dantesco. L’eroe che non ritorna, che va oltre il ritorno e che finisce naturalmente male, che raccontando la sua storia come un aedo e con la stessa seduzione di parola con il più alto discorso, nel 26° canto, che si espande per tutto l’Inferno, convince i suoi compagni e i lettori ad andare oltre la patria, oltre il ritorno, il nostos, compiendo il folle volo, “per apprendere la virtù della conoscenza o meglio la conoscenza della virtù”. E considera nuovi Ulisse i naviganti che sui gommoni attraversano il Mediterraneo.

Il concerto/viaggio continua verso il Purgatorio, custodito da Catone l’Uticense. Qui si affronta la questione relativa al libero arbitrio con la questione dell’amore, “che costituisce il presupposto necessario per il proseguimento del viaggio nel Paradiso”. E la questione dell’amore è trattata attraverso la citazione di Jacopo da Lentini, rappresentante della Scuola siciliana, che ha dato vita al volgare siciliano e di Guittone d’Arezzo, rappresentante della scuola toscana, pre-stilnovistica “al di qua del «dolce stil novo ch’i’ odo”, che differiscono nei loro due modi di poetare, per la fedeltà ai sentimenti e alle parole ispirate da Amore… E facendo riferimento con i racconti e le canzoni alla poesia elevata ha ricordato uno dei maggiori poeti contemporanei della musica italiana, Franco Battiato, da poco scomparso, “al confronto del quale tutto il poetare in musica e canzoni si può definire Dolce Stil Vecchio”. “Dante ha visto la fine del suo mondo e il sorgere di quella società famelica fondata sul guadagno, e per dare il suo giudizio universale sulla sua epoca sono occorsi 100 canti, invece a Battiato è servita una canzone per esprimere il suo giudizio universale: La torre”, eseguita con grande passione e trasporto, molto apprezzata dal pubblico.

Nel Paradiso Beatrice prende il posto di Virgilio. Qui Dante grazie a Beatrice che gli  spiega le intelligenze motrici e a Matelda che lo conduce al fiume Eunoè, e il poeta dopo averne bevuto l’acqua è ormai puro e disposto a salire a le stelle…

Il concerto continua con le canzoni che richiamano con la loro melodia questa cantica e le citazioni dantesche e letterarie. Poi continua con gli omaggi alla provincia di Ragusa a cui si sente particolarmente legato e in particolar modo a Scicli, con la canzone Uomo vivo dedicata alla festa del “Gioia” (che si celebra il giorno di Pasqua) della città. E poi dato che “non si può finire senza un abbraccio, senza una benedizione e senza un brindisi” citando le parole del suo amico Carmelo Chiaramonte, cuoco e proprietario del ristorante di Donnalucata Caro Melo, intona “Ovunque proteggi” ed esce dal palco.

Ritorna sul palco con altre canzoni concludendo un concerto seguito da un pubblico attento e coinvolto, dove musica e poesia si sono mescolati in un viaggio dal profondo dell’Inferno fino alla punta del Paradiso come a voler mostrare il livello dell’elevazione da raggiungere in rapporto ai tempi che viviamo.

Articolo scritto in collaborazione con Cristina Barbera

Foto: Giuliano Giunta

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