« Torna indietro

“Tutto un rimbalzare di neuroni”, Ambrosecchio racconta il “Day After” della scuola in DAD

“Tutto un rimbalzare di neuroni” (Einaudi edizione) è un romanzo dal fronte, il racconto di un “Day After” in una classe di ragazzini di Terza Media di un quartiere popolare palermitano, dopo l’esplosione della DAD (Didattica a Distanza).

“Tutto un rimbalzare di neuroni” (Einaudi edizione) è un romanzo dal fronte, il racconto di un “Day After” in una classe di ragazzini di Terza Media di un quartiere popolare palermitano, dopo l’esplosione della DAD (Didattica a Distanza).

Lo scenario è quello di un’ipotetica 3H in cui i protagonisti, allievi e prof (la scrittrice palermitana Vanessa Ambrosecchio è un’insegnante) fluttuano nella Rete, in una scuola crollata sotto i colpi della pandemia globale che ha disgregato corpi, menti, anime, trasformandoli in una miriade di bit, di immagini sfuocate che vanno e vengono dagli schermi degli smartphone.

Di colpo, non c’è più l’aula, non ci sono più allievi, banchi. Nessun punto di riferimento, campanella per arrivare puntuali, niente odore di quaderni e colazioni nell’intervallo. Niente più occhi negli occhi, litigi, voci rotte, scuse per compiti non fatti. Tutto ristretto in un percorso all’incontrario, la DAD, dove la scuola ti “raggiunge”, dovunque, fino al letto di casa, sotto i cappucci tirati di felpe sgualcite, nelle stanze di case, connesse adesso si, adesso no.

Inevitabile lo sconforto, lo smarrimento della prof nel vedere svanito tutto il lavoro paziente fatto durante il triennio per far sbocciare una coscienza civile – in aula aveva spiegato ai suoi alunni chi erano Falcone e Borsellino – aveva anche in programma di portarli ad una manifestazione, proprio al terzo anno, sotto l’Albero Falcone. E poi, in Terza Media ci sono gli esami, quelli che non finiscono mai… Niente, tutto risucchiato nel gorgo dell’emergenza, un naufragio della presenza che sembra irrimediabile.

Eppure, il racconto di Vanessa Ambrosecchio, non è disperato, è autentico, equilibrato, sempre in bilico tra il prima e dopo della sua classe, quasi un diario di bordo interiore, in un viaggio ai limiti della professione dell’insegnamento.

Così, la prof (diventata pro nel linguaggio degli smartphone perché ogni lettera di “troppo” muore) inventandosi uno schema, mescolando come un alchimista soluzioni nuove, si mette in gioco, per incontrarli i suoi ragazzi, questa volta in un mondo a lei sconosciuto. Ostile.

D’altra parte, gli insegnanti ce l’hanno per missione, l’esplorare territori sconosciuti, confrontandosi con “germogli” di una società futura, di un mondo nuovo che sarà ma, che ancora non è, che si sta – appunto – formando.

E allora? “Base chiama alunni, mi sentite”? Da qui, il racconto si fa avvincente; la “pro” lancia un segnale nell’etere e si mette alla ricerca dei “brandelli” della sua 3H, di ciò che rimane oltre le definizioni fin troppo accomodanti (Didattica a Distanza, come se ci fosse sempre pronta una soluzione a tutto). E lo fa cercando prima di tutto in se stessa, attraverso la sua sensibilità che la portava, quando li aveva in presenza i suoi allievi, a fare l’appello emotivo: una “trovata” per farli parlare, per rispondere ad una domanda solo apparentemente semplice: “Dimmi come stai oggi”, dai un voto al tuo umore.

Il romanzo della 3H diventa, così, vero: la pro, senza paura mette sul piatto il suo vissuto, i ragazzi pian piano si “scoprono”, si connettono e, sui telefonini scorrono le immagini di esseri fragili, la paura degli esami, sempre la stessa, i dubbi, le insicurezze. Viene fuori la volontà di capire, la solidarietà dell’adulto che accompagna la crescita, il talento, i silenzi.

Viene fuori la missione della pro, “tirare fuori” dall’homo technologicus, l’umano, per proteggere il tesoro nascosto nell’individualità di ognuno dei suoi allievi.

Ecco, il romanzo di Vanessa Ambrosecchio è anche questo, una “rivincita”, della classe docente, l’affermazione di un ruolo fondamentale in ogni società.

Alla fine, ci si riconosce nel libro; si ripensa con nostalgia agli insegnanti che hanno “contato” nella nostra vita, a quelle mani sulle spalle che ci hanno dato il coraggio quando il coraggio non ce l’avevamo. Perché ci vuole un maestro per diventare adulti e, perché, in fondo, solo l’insegnante capisce l’allievo.

Tutto un rimbalzare di Neuroni di Vanessa Ambrosecchio, ed. Einaudi. Collana I coralli pp. 136.

x