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reddito di cittadinanza

Dichiarazione dei redditi 2021: tutto quello che c’è da sapere per chi fa trading online

La dichiarazione dei redditi è un modello che consente ai cittadini di pagare le imposte dovute in base ai redditi di lavoro e/o pensioni percepiti durante l’anno. Ultimamente si è osservato un incremento degli investitori che utilizzano piattaforme on-line per la negoziazione di asset finanziari, al fine di percepire un profitto. Questo tipo di attività si è sviluppata molto velocemente e si basa sulla figura del broker che rappresenta un punto di contatto tra gli utenti e i mercati, in quanto si occupa della ricezione e messa in opera di ordini l’investimento. Se è svolto con le dovute attenzioni il trading può portare dei guadagni e su di essi è necessario pagare le tasse. È importante rivolgersi a figure competenti in materia, poiché grazie ad esse è possibile conoscere in maniera approfondita le normative, in modo da sfruttare tutti i vantaggi possibili.

Dichiarazione dei redditi derivanti dal trading online

Tutte le persone che hanno percepito dei redditi derivanti da diverse attività, sono tenute a dichiararli al fisco attraverso la presentazione del cosiddetto 730 o del modello unico. In generale vengono esentati tutti coloro che hanno entrate che non devono essere tassate o che sono già tassati alla fonte come, per esempio, i lavoratori dipendenti o i pensionati. In questo caso il sostituto d’imposta è fondamentale, in quanto sostituisce il contribuente nel versamento delle imposte allo Stato e agli enti di riscossione. È utile ricordare che i broker come, per esempio, eToro, non sostituiscono questa figura, ciò significa che i guadagni ottenuti con i vari investimenti devono essere considerati lordi.

Il trader dovrà adempiere a tutte le procedure burocratiche per poter detrarre direttamente le tasse. Per approfondire questo aspetto, è utile consultare la sezione “etoro dichiarazione redditi” del sito investingoal.it, dove trovare tutte le informazioni necessarie inerenti a questo tema. Etoro nonostante non possa assolvere i compiti del sostituto d’imposta offre assistenza e fornisce uno storico dove è possibile visionare tutte le operazioni svolte nel corso dell’anno. Tale documento è fondamentale per poter presentare il 730 e fa riferimento alle prestazioni dell’anno precedente. Per quanto riguarda il regime di tassazione è bene approfondire altri due concetti chiave, fondamentali per avere una panoramica completa.

Regimi diversi e tassazione

Esistono due temi molto importanti che devono essere considerati in sede di dichiarazione reddituale che riguardano in generale il trading: la plusvalenza e la minusvalenza. È possibile scegliere due regimi fiscali che hanno caratteristiche specifiche. Nel primo definito regime della dichiarazione, il contribuente deve assolvere a tutti gli obblighi legati alla gestione dei risparmi e alla presentazione dei modelli. Nel secondo, il cosiddetto amministrato, l’utente delega il proprio broker, se abilitato, alla gestione fiscale. Se si opta per il primo è possibile controbilanciare tutte le plusvalenze e minusvalenze anche se provengono da conti differenti. Al contrario, per quello amministrato le minusvalenze possono essere compensate solo con le plusvalenze future che devono provenire dallo stesso conto. Quindi è bene scegliere con attenzione in base alla natura dei propri risparmi quale regime adottare.

In generale le operazioni di trading vengono tassate del 26%, ma il valore soggetto ad imposta è solamente quello legato, appunto, alla plusvalenza. Per esempio se un utente deposita 300 euro e ottiene un profitto di 1000 euro, la cifra che viene tassata è al netto del versamento, dovranno essere prese in considerazione solo le 700 euro. Nel caso in cui non si ottengano guadagni il cliente non è tenuto al versamento di nessuna imposta.

È possibile che si verifichi una situazione contraria legata alla vendita in perdita che produce la cosiddetta minusvalenza, ossia un credito che può essere utilizzato entro i 4 anni successivi all’operazione. Per poterlo recuperare è consigliabile optare per la compensazione attraverso i profitti ottenuti successivamente sulla stessa tipologia di titolo. Se, per esempio, si ha una perdita dopo aver chiuso l’operazione su un’azione, essa verrà colmata quando ne viene venduta una in utile. In questo caso se la plusvalenza è più alta della minusvalenza si devono versare le differenze di imposta, in caso contrario si ha un ulteriore credito.

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