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Zodiac, il killer dello zodiaco: ecco perché dopo 50 anni la sua identità è ancora da stabilire (intervista)

Zodiac, il killer dello zodiaco: ecco perché dopo 50 anni la sua identità è ancora da stabilire (intervista)


Zodiac è un serial killer che vede la sua popolarità strettamente legata al rapporto con i media. Ora si fa il nome di un nuovo individuo, morto nel 2018, che sembrerebbe adatto a vestire i panni dell’assassino dello Zodiaco: comunque si voglia leggere la vicenda, il criminale l’ha fatta franca. Ma in questo caso, abbiamo modo di dissentire: il dato è filtrato da pochi giorni. Nonostante ciò, c’è un paio di dettagli dai quali non si può prescindere.
Secondo una squadra di Case Breakers americani, ossia un team indipendente formato da circa 40 esperti tra detective, giornalisti e ufficiali dell’intelligence militare, il mistero sarebbe risolto.
Nelle lettere-rompicapo inviate in passato da Zodiac al San Francisco Chronicle, risulterebbero sempre omesse proprio le lettere che formano nome e cognome del presunto assassino: Gary Francis Poste, sospettato nel 1966 per il fatto di sangue di Riverside. Il viso di Poste, poi, avrebbe la stessa fisionomia di quella del ricercato numero uno, se si mette a confronto il suo viso con l’identikit e ci sarebbe una cicatrice sulla fronte di entrambi. Abbiamo interpellato in argomento Luca Marrone (nella foto), specializzato in Psicologia forense e Criminologia, già perito del Tribunale in materia di analisi della scena del crimine e dal 2007 docente di Criminologia e Scienze forensi presso l’università Lumsa di Roma.

L’esperto, che vive ad Avezzano, ha dichiarato quanto segue: “Ho qualche riserva sull’identificazione che riguarda Poste, che sarà oggetto di un mio scritto. Secondo me, il sospetto più fondato resta quello legato ad Arthur Leigh Allen, maestro delle elementari, anche lui morto prima che l’indagine sul suo conto potesse essere completata, peraltro mai formalmente associato al nome di Zodiac. Ci sono almeno due lettere cifrate, nelle quali l’assassino parla delle sue vittime, che sarebbero state sue schiave in Paradiso: c’è due volte la parola Paradise, quindi almeno alcune lettere del nome di Poste, a cominciare dall’iniziale, sarebbero presenti e non omesse.

Inoltre l’identikit di Zodiac in nostro possesso è quello relativo alla testimonianza di tre adolescenti, che sono gli unici che lo hanno visto: di notte, da casa, da lontano, alla sola luce di un lampione. Come appare chiaro, il segno identificato come cicatrice, un dettaglio piccolo, può essere semplicemente relativo alla fronte aggrottata del killer, all’espressione facciale, poiché non abbiamo altro riscontro. A Riverside, poi, Poste era stato implicato perché imbianchino, per una macchia di vernice su un orologio: ma non sappiamo, per esempio, se avesse lavorato in cantieri nelle vicinanze.
Che cosa può dire della correlazione di Zodiac, il cui simbolo è legato al nome di un orologio, con il mostro di Firenze? “Il profilo criminologico del killer dello zodiaco è più complesso di quello del mostro di Firenze. Zodiac non mutilava le proprie vittime, ma in alcuni casi ha attaccato delle coppie, come appare chiaro nella prima scena del film con Robert Downing Jr, nel ruolo del giornalista.

Il killer statunitense a volte non riusciva a uccidere la vittima maschile. Zodiac ha avuto con la stampa un rapporto molto assiduo, ha alimentato il suo mito. Ha manipolato i giornali, ha costruito la propria immagine dai contorni indefiniti. C’erano lettere non cifrate, che minacciavano ulteriori attacchi: afferma che avrebbe colpito a caso, che avrebbe colpito i bambini: ‘Gli scolari sono un ottimo bersaglio, penso che qualche mattina farò fuori uno scuolabus, sparo alle gomme davanti poi elimino i bambini mentre saltano giù.’. Resta nell’ombra, dietro una cortina fumogena.

Tutto ciò contribuì a gettare la California nel panico. Un lembo di una camicia, con il sangue del tassista Paul Stein, fu inviato ai media. Sono relativamente pochi gli omicidi effettivamente scoperti, rispetto a quelli da lui rivendicati.
Con il Mostro di Firenze non siamo a San Francisco, ma in Italia; il Mostro di Firenze ha tenuto un basso profilo. Nel 1985 il mostro inviò al magistrato donna assegnato al caso un lembo di seno, trofeo di un duplice omicidio. Ai sostituti procuratori furono inviate tre buste anonime: c’era anche una cartuccia, riposta nel dito tagliato di un guanto. Soltanto dopo l’ultimo delitto la Nazione ha ricevuto una lettera, la cui autenticità è dibattuta”.

Luca Marrone è autore del libro La maschera di Zodiac, profilo criminologico di un serial killer atipico, saggio di 102 pagine, edito da Delos digital, uscito questo mese. E’ membro della Società Italiana di Criminologia e dell’European Society of Criminology. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Dalla scena del delitto al criminal profiling. Temi di investigazione criminale (2015), Compendio di criminologia investigativa (2016); Appunti di criminologia. Lo studio del delitto e le sue applicazioni (2017), Lezioni di criminologia (2018), Il Mostro di Firenze. Scene del delitto e profili criminologici, con M. Marrazzo (2020), Il Mostro di Roma. Delitto, devianza e reazione sociale nell’Italia del Ventennio (2020).

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