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Coldiretti Treviso e il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno hanno depositato ufficialmente presso la Commissione europea il loro dossier Prosek

La richiesta croata non è solo per il vino passito Prosek ma anche per altre tipologie di vino

22.11.2021 – Coldiretti Treviso e il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno hanno depositato ufficialmente presso la Commissione europea, per il tramite dello Studio legale dell’Avv. Antonio Pavan di Treviso, il dossier concernente l’opposizione contro la richiesta di protezione della menzione “Prošek”. 

“Nell’atto si sono voluti evidenziare, in primo luogo, una serie di vizi procedurali legati all’iter di ammissione della richiesta croata da parte della Commissione – spiega Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso e Consorzio agrario di Treviso e Belluno – Più precisamente, si è contestato come il tempo trascorso, ben 8 anni, tra la data di ricezione della domanda della Croazia e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale violi, tra gli altri, i principi di legittimo affidamento, di buona amministrazione e di ragionevole durata del procedimento, così come individuati dai Trattati europei, con conseguente configurazione di una situazione di abuso del diritto”.

Si è poi proceduto a contestare la validità dei presupposti di ammissione della domanda, evidenziando la carenza della documentazione che la Croazia ha portato a sostegno della propria richiesta.  

“Nel merito, si è premessa l’importanza socio-economica del Prosecco e il forte legame che questo prodotto ha con il territorio veneto e friulano, legame che, come noto, a partire dal 2009, è riconosciuto anche a livello europeo con la denominazione di origine protetta – sottolinea Polegato – Basti considerare che, nel solo 2020, le vendite del “Prosecco” certificato hanno coperto il 21,5% del mercato italiano, con 106 milioni di bottiglie vendute, per ricavi pari a 520 milioni di euro, nonché il 78,5% del mercato estero, per un totale di 394 milioni di bottiglie vendute e ricavi pari a 1.880 milioni di euro e che, ben il 70,8% della produzione di “Prosecco” è destinata al territorio ed al consumatore europeo”. 

Forti di questi dati, si è quindi spiegato come l’indubbia omonimia tra la menzione “Prošek” e la Denominazione “Prosecco”, nonché la chiara evocazione (vietata ai sensi dell’art. 103 del Regolamento n. 1308/2013) rappresentata dalla analogia fonetica e visiva del termine “Prošek” con il Prosecco, è gravemente pregiudizievole per l’eccellenza italiana, configurando un atto di concorrenza sleale e parassitaria, finalizzato a sfruttare la notorietà dell’immagine associata al prodotto tutelato, giovandosi della confusione ingenerata nel consumatore europeo.  “Ciò tanto più che il riconoscimento della menzione tradizionale “Prošek” è stato richiesto dalla Croazia, non solo per la tipologia di vino derivante da “uve appassite”, ma anche per altre diverse categorie di vino, tra le quali quelle del vino spumante e frizzante – aggiunge l’Avv. Pavan – Il messaggio dato è chiaro: riconoscere tutela alla menzione “Prošek” darebbe vita ad un grave precedente, in grado di minare le basi della normativa sui segni distintivi di qualità e, più in generale, della legislazione alimentare, pregiudicando tutte le eccellenze italiane ed europee”. La parola passa ora alla Commissione.

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