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Battisti

Battisti vuole vedere i parenti delle sue vittime per ottenere permessi premio

Pubblicato il 4 Dicembre, 2023

“Come ho appreso la notizia la mia reazione è stata: Cesare Battisti ha tutto il tempo per aspettare, io non sono pronto“.

Così Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio ucciso nel veneziano durante una rapina, sulla volontà di Cesare Battisti di incontrare i parenti delle proprie vittime nel percorso riabilitativo previsto dalla riforma Cartabia.

“Può fare e pensare quello che vuole – aggiunge lapidario Sabbadin – a me non interessa. Lui ha tutto i tempo per scontare la propria pena in carcere”.

Insomma, per Sabbadin non c’è alcun motivo per incontrarsi.

Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per quattro omicidi e altri fatti di sangue commessi negli anni di piombo quando militava nei Proletari armati per il terrorismo, aveva iniziato a lavorare all’iter – previsto dalla riforma Cartabia – per chiedere di essere ammesso alla mediazione penale, che fa parte della giustizia riparativa per poter accedere ai benefici penitenziari e ai permessi premio, scrive Repubblica.

Battisti

Ora il trasferimento di Battisti dal carcere di Parma a quello di Massa ha interrotto l’iter che deve essere ripresentato. La procedura, consiste nel chiedere di incontrare i parenti delle vittime, i quali però possono rifiutare gli incontri con chi ha ucciso i loro familiari, ma già il solo fatto di aver intrapreso il percorso di mediazione può essere un elemento di valutazione da parte della magistratura di sorveglianza che decide se concedere benefici che consentono anche agli ergastolani di uscire dal carcere in permesso.

Battisti ha commesso due delitti come esecutore materiale: quello del maresciallo di polizia penitenziaria Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna, ucciso a Milano il 19 aprile 1978.

E’ poi coinvolto nelle uccisioni del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, avvenute entrambe il 16 febbraio 1979, la prima a Milano e la seconda a Mestre.

A occuparsi dei percorsi di giustizia riparativa sono i centri territoriali – la cui creazione definitiva avverrà nei prossimi mesi, informa l’articolo – e a queste nuove strutture messe in campo dalla riforma Cartabia si deve rivolgere il detenuto che sarà seguito dai responsabili del progetto.

Battisti, che ha 68 anni ed è stato arrestato dall’Interpol in Bolivia nel gennaio 2019 dopo 37 anni di latitanza durante i quali ha svolto l’attività di scrittore, è recluso da poche settimane nel carcere di Massa.

Il Dap – scrive Repubblica – avrebbe accolto la sua richiesta di trasferimento dal carcere di Parma in quello toscano per essere più vicino ai familiari che vivono a Grosseto.

Da un anno Battisti è stato “declassificato”, da detenuto in regime di alta sicurezza a detenuto comune, condizione che gli permette di iniziare a progettare un percorso che porti alla concessione dei permessi.

Nel carcere di Parma Battisti aveva iniziato a lavorare al progetto per la richiesta di mediazione ma il trasferimento a Massa ha interrotto l’iter e ora il detenuto sarebbe intenzionato a riproporlo alla direttrice del carcere toscano.

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