Pubblicato il 21 Settembre 2026
Beppe Grillo torna a parlare del Movimento 5 Stelle, del suo rapporto con la politica e del futuro del progetto nato insieme a Gianroberto Casaleggio. Ospite di Pulp Podcast, il fondatore del M5s ha escluso l’ipotesi di creare oggi un nuovo partito, spiegando di non avere né gli strumenti né la possibilità concreta per farlo.
«Posso dare input alle idee, ma non fondare un partito»
Interpellato sulla possibilità di dar vita a una nuova formazione politica, Grillo ha risposto chiaramente: «Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà».
Il comico e fondatore del Movimento ha però precisato di poter ancora contribuire sul piano delle idee: «Posso dare degli input a delle idee», ha spiegato durante il podcast.
Il rapporto con il Movimento 5 Stelle
Nel corso dell’intervista Grillo ha parlato anche dell’attuale M5s, sostenendo che oggi il Movimento abbia assunto caratteristiche diverse rispetto alle origini.
«Ora è un partito normale», ha affermato, aggiungendo di considerarsi ormai esterno alla formazione politica: «Sono stato estromesso, è un dato di fatto».
Grillo ha detto di non avere rimpianti per questa evoluzione e ha descritto con toni fortemente critici l’attuale configurazione del Movimento, utilizzando anche alcune delle sue consuete espressioni ironiche e provocatorie.
Dalle origini con Casaleggio al ruolo di garante
Ripercorrendo la propria esperienza politica, Grillo ha ricordato il percorso iniziato con Gianroberto Casaleggio, sottolineando come la sua scomparsa abbia rappresentato un momento di cambiamento.
Ha poi citato Luigi Di Maio, definendolo «bravissimo», prima di ricordare il successivo ruolo di garante del Movimento. Un incarico che, secondo il fondatore, gli avrebbe dato un’influenza limitata.
«Io e Casaleggio non ci siamo mai candidati e mai ci abbiamo pensato», ha ricordato Grillo, spiegando che il progetto era nato con una logica diversa da quella della politica tradizionale.
«Con la politica ci ho rimesso soldi, salute e famiglia»
Grillo ha inoltre raccontato il prezzo personale pagato durante gli anni dedicati alla politica.
«Io ci ho rimesso un sacco di soldi, un po’ di salute, una parte della mia famiglia», ha dichiarato, ricordando le difficoltà incontrate anche all’interno della propria cerchia familiare.
Il fondatore del Movimento ha poi ricordato l’importanza di Casaleggio nella fase iniziale del progetto e ha affermato di sentirsi, metaforicamente, «postumo di me stesso da vivo», sostenendo che molte delle idee avanzate vent’anni fa siano ancora oggi al centro del dibattito.
La critica alla memoria pubblica
Durante la conversazione Grillo ha parlato anche della propria presenza, o assenza, nella memoria dello spettacolo e della cultura italiana.
Ha ricordato le esperienze televisive con Pippo Baudo, la vittoria ai David di Donatello e il rapporto con Gino Paoli, sostenendo di essere stato escluso o poco ricordato in alcune occasioni.
Secondo Grillo, questi episodi alimentano la sensazione che sia in corso una sorta di «manovra per togliere dalla memoria il mio nome».
Le parole sul figlio Ciro
Nel corso del podcast Grillo ha affrontato anche la situazione del figlio Ciro, descrivendolo come impegnato in un periodo particolarmente difficile.
Ha raccontato che si è laureato con 110 e lode, ha formato una famiglia e ha una figlia. Ha inoltre spiegato che sta studiando per diventare penalista e che intende difendere la propria innocenza e affrontare personalmente la propria vicenda giudiziaria.
Il commento su Vannacci
Nella parte finale dell’intervento Grillo ha espresso alcune considerazioni sul dibattito pubblico e sul generale Roberto Vannacci.
Secondo Grillo, oggi le persone che considera più intelligenti tenderebbero a esporsi meno per timore del confronto. Riferendosi a Vannacci, ha poi utilizzato una metafora: «Lui è come una decalcomania, più gli sputi sopra più si appiccica».
L’intervento ha così toccato diversi aspetti della storia personale e politica di Grillo, dalle origini del Movimento 5 Stelle al suo attuale rapporto con la politica, fino alle riflessioni sulla propria eredità pubblica.

