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Pubblicato il 6 Giugno, 2021

La responsabilità del fallimento di Rimateria non è del sindaco, come si legge in certi comunicati vergognosi, ma di chi l’ha fatta nascere per coprire i debiti milionari di ASIU, di chi l’ha venduta ai privati e di chi l’ha gestita, realizzando profitti senza investire nella messa a norma dell’impianto. Non lo diciamo noi, è scritto oltre che nei fatti, anche nei documenti ufficiali della società, in modo chiaro per chi abbia l’onestà di volerli leggere. La litania secondo cui Rimateria è funzionale alle bonifiche è smentita nei fatti e dagli atti: la vera mission è stata quella di accogliere rifiuti speciali con profitti privati . Non è servita nemmeno a rispondere al vero motivo per cui era nata, cioè ripianare il debito milionario di ASIU. E’ servita solo a consentire ai privati di smaltire rifiuti speciali erigendone una montagna nel nostro territorio e lasciando la società con bilanci in rosso per milioni di euro. Quei soggetti politici che oggi usano strumentalmente I lavoratori, sono gli stessi che hanno creato il problema e che sanno solo proporre altre migliaia di metri cubi di rifiuti, imponendoli ad una città che non li vuole. Il loro intento è uno ed è solo politico: non è la tutela dei lavoratori di Rimateria e nemmeno la tutela ambientale: hanno permesso questo gigantesco insulto al territorio per coprire le loro responsabilità gestionali, hanno permesso che discariche abusive si formassero in periodi molto recenti, hanno tenuto per oltre 20 anni un sito dismesso e inquinante, quello di Poggio ai Venti, fonte di percolato che spesso tracimava nei campi e sulla strada, nonostante avessero anche le risorse in cassa per chiuderlo e metterlo in sicurezza. Non è certo l’ambiente che li preoccupa: il loro intento è attaccare l’amministrazione di destra e servirsi strumentalmente dei dipendenti: ne siano consapevoli quei lavoratori, nei confronti dei quali il comune di Piombino, esso soltanto , si sta fattivamente muovendo per trovare garanzie e tutele. Bugie. Il presunto piano industriale di cui vanno cianciando, era solo un possibile scenario di sviluppo, fatto di qualche proiezione economica e basato comunque su migliaia di tonnellate di rifiuti organici provenienti da fuori: tant’è che il comune di Piombino si riservò di valutare il vero piano industriale una volta che fosse presentato. Inoltre il liquidatore di ASIU rivendicò a sé il diritto di esprimersi nell’assemblea di Rimateria ignorando il voto espresso dall’assemblea di ASIU.I consigli comunali convocati d’urgenza a San Vincenzo e a Campiglia M.ma sono fumo negli occhi: i comuni danno gli indirizzi strategici ad ASIU, non certo a Rimateria, che è una società privata, per cui avrebbero dovuto essere convocati prima dell’assemblea dei soci ASIU, non dopo. Del resto, i cc avrebbero dovuti farli prima, molto prima, quando c’erano da controllare piani e bilanci di ASIU e quando ancora si poteva controllare una società che sulla carta era nata per fare le bonifiche e che invece riempiva Piombino di rifiuti speciali, fino ad esaurire tutti gli spazi disponibili e a richiederne di nuovi.Lista Civica Lavoro & Ambiente