Pubblicato il 11 Settembre 2026
Un percorso di 130 chilometri attraversa il cuore della Sicilia e collega borghi, campagne e comunità. Il progetto pilota della Regione punta a rendere l’itinerario più accessibile e, allo stesso tempo, a trasformarlo in una leva per lo sviluppo dei piccoli Comuni dell’entroterra.
Un viaggio nel cuore della Sicilia
Camminare lentamente attraverso l’entroterra siciliano, lasciandosi alle spalle i ritmi quotidiani e seguendo strade rurali, borghi e paesaggi agricoli. È questa l’esperienza proposta dal Cammino di San Giacomo, un itinerario di circa 130 chilometri che vuole mettere in relazione pellegrini, comunità locali e territorio.
Il percorso prende il via dalla Basilica di San Giacomo a Caltagirone e attraversa dieci Comuni: San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria e Nicosia, per arrivare infine al Santuario di San Giacomo a Capizzi.
L’obiettivo non è soltanto offrire un nuovo itinerario ai viandanti. Il progetto mira a fare del cammino un’occasione per promuovere turismo lento, sostenibilità, cultura e sviluppo dell’economia rurale.
Una rete di custodi per prendersi cura del percorso
Uno degli elementi centrali del progetto è la creazione di una rete di custodi del Cammino, chiamata a garantire nel tempo la cura e la valorizzazione dell’itinerario.
I primi protagonisti saranno i sindaci dei dieci Comuni attraversati e gli operatori della Forestale, impegnati nella manutenzione dei sentieri, nella cura del verde e nel miglioramento del decoro urbano. A questi interventi si aggiunge l’installazione di una nuova segnaletica, con l’obiettivo di completare gran parte dei lavori entro la fine di ottobre.
Ma la rete è destinata ad allargarsi. L’idea è coinvolgere progressivamente agricoltori, allevatori, artigiani, produttori e operatori locali, trasformando le attività presenti lungo il percorso in parte integrante dell’esperienza del pellegrino.
In questo modo il visitatore non sarebbe più soltanto una persona di passaggio, ma potrebbe entrare in contatto con chi vive e lavora quotidianamente in questi territori.
La segnaletica richiama Santiago de Compostela
Anche l’identità visiva del percorso richiama esplicitamente la tradizione del grande Cammino di Santiago di Compostela. I colori scelti sono infatti il giallo e il blu, mentre una serie di indicazioni accompagnerà i viandanti lungo l’intero itinerario.
Sono previste 317 frecce di conforto, collocate nei punti più delicati del percorso, e 403 frecce di tappa, con l’indicazione della distanza ogni 500 metri.
A queste si aggiungono 115 cartelli stradali posizionati nei principali incroci e 26 pietre miliari. Lungo il tragitto saranno inoltre presenti pannelli dedicati alle aree di sosta e ai luoghi di maggiore interesse.
La tecnologia avrà un ruolo importante: i cartelli informativi saranno dotati di QR Code, attraverso i quali sarà possibile accedere a informazioni sul territorio, sui servizi disponibili e sulle strutture di accoglienza.
Il cammino come motore per la Sicilia interna
La vera scommessa del progetto riguarda però ciò che può accadere intorno al percorso. Il Cammino di San Giacomo viene infatti concepito come uno strumento capace di collegare turismo e sviluppo rurale, portando visitatori anche in aree dell’Isola ancora poco conosciute.
L’idea è che il pellegrino, procedendo a passo lento, possa incontrare aziende agricole, allevamenti, botteghe artigiane e produttori locali. Fermarsi, conoscere le persone e acquistare prodotti del territorio significa creare nuove opportunità economiche per le comunità attraversate.
Il cammino diventa così anche un modo per raccontare una Sicilia diversa da quella delle destinazioni turistiche più conosciute: una Sicilia fatta di piccoli centri, campagne, tradizioni produttive e relazioni umane.
Dalla fede all’incontro con il territorio
La dimensione spirituale rimane comunque il cuore dell’itinerario. Il pellegrinaggio non viene inteso soltanto come un viaggio fisico, ma come un’esperienza capace di favorire riflessione, incontro e riscoperta delle proprie radici.
Il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Antonino Raspanti, ha sottolineato proprio questo aspetto, descrivendo il pellegrinaggio come un percorso interiore che permette di entrare in relazione con le persone e con i luoghi attraversati.
Il Cammino può quindi diventare uno spazio nel quale spiritualità, cultura e identità territoriale si incontrano, offrendo una nuova chiave per conoscere la Sicilia interna.
Una piattaforma per raccontare persone e imprese
Il progetto prevede anche la realizzazione di una piattaforma web dedicata, all’interno della quale saranno raccolte informazioni sui protagonisti della rete dei Custodi.
Tappa dopo tappa, i pellegrini potranno conoscere le aziende, le attività produttive e le persone che animano i territori attraversati. L’obiettivo è costruire una sorta di comunità diffusa dell’accoglienza, capace di accompagnare il viaggiatore anche al di fuori del sentiero.
Attraverso il Cammino sarà quindi possibile raccontare non soltanto paesaggi e monumenti, ma anche il lavoro, le produzioni locali e le tradizioni della Sicilia rurale.
Un itinerario aperto anche a bici e cavalli
La promozione del percorso guarderà anche oltre i confini regionali. A novembre il Cammino di San Giacomo sarà presentato alla Fieracavalli di Verona, con l’obiettivo di valorizzarlo come itinerario di turismo lento.
Il percorso potrà infatti essere affrontato a piedi, in bicicletta oppure a cavallo, ampliando così il pubblico potenziale e le modalità con cui scoprire il territorio.
È inoltre prevista la realizzazione di un video promozionale multilingue, pensato per il pubblico internazionale. Il racconto non si concentrerà esclusivamente sul tracciato, ma mostrerà anche i paesaggi, le comunità rurali e le produzioni locali che caratterizzano le diverse tappe.
Una piccola Santiago con una grande sfida
Il progetto del Cammino di San Giacomo punta, in definitiva, a trasformare un itinerario religioso in qualcosa di più ampio: un progetto territoriale capace di generare sviluppo senza perdere il legame con l’identità dei luoghi.
La sfida sarà riuscire a costruire una rete stabile tra istituzioni, comunità e attività economiche locali. Se questo obiettivo verrà raggiunto, i 130 chilometri del percorso potranno diventare molto più di una semplice via per pellegrini.
Potrebbero rappresentare una nuova porta d’ingresso alla Sicilia interna, dove camminare significa conoscere persone, produzioni, tradizioni e paesaggi e dove il turismo lento può diventare una concreta opportunità per i piccoli Comuni.

