Pubblicato il 19 Maggio 2026
Misura costosa e conti sempre più sotto pressione
Lo sconto sui carburanti è nuovamente vicino alla scadenza e il governo sta valutando nuove risorse per poterlo prorogare. Secondo le stime elaborate sulla base dei fondi già stanziati e del mancato gettito IVA, la misura avrebbe comportato una spesa di circa 400 milioni di euro solo nel mese di maggio, che si aggiungono ai 900 milioni già utilizzati tra marzo e aprile.
Un impegno economico significativo che sta spingendo l’esecutivo a cercare nuove coperture per evitare lo stop al beneficio.
Prezzi dei carburanti: benzina in aumento, diesel in calo
Il taglio attualmente in vigore, valido fino a venerdì 22 maggio, prevede una riduzione di 24,4 centesimi al litro sul gasolio e di 6,1 centesimi sulla benzina.
Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi la benzina si attesta a circa 1,951 euro al litro, mentre il diesel si colloca a 1,978 euro al litro, con riferimento ai prezzi self service sulla rete ordinaria.
Negli ultimi dieci giorni si registra un andamento divergente: la benzina è aumentata di circa 2 centesimi al litro, mentre il gasolio è sceso di 3,7 centesimi, con un risparmio medio di circa 2 euro su un pieno da 50 litri.
Senza lo sconto, però, lo scenario cambierebbe sensibilmente: la benzina salirebbe a circa 2,012 euro al litro, mentre il diesel arriverebbe fino a 2,222 euro, con un impatto stimato di 3 euro in più per la benzina e 12 euro per il gasolio su un pieno medio.
Il governo verso la proroga dello sconto
Nonostante i costi elevati, l’esecutivo sembra intenzionato a intervenire per evitare l’aumento dei prezzi alla pompa. L’attenzione è anche rivolta all’evoluzione dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche, in particolare nell’area di Hormuz.
Dal fronte politico arriva un’indicazione chiara: secondo Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia, la misura dovrebbe essere “sicuramente prorogata”, con poche possibilità di cambiamenti improvvisi.
Trasporto su gomma in agitazione: rischio sciopero
Sul tavolo del governo resta anche la questione dell’autotrasporto, con uno sciopero nazionale dei camionisti previsto dal 25 al 29 maggio.
Alla base della protesta ci sono soprattutto gli aumenti del gasolio e la difficoltà crescente per molte imprese del settore, già messe sotto pressione dai costi energetici e dalla volatilità dei mercati. Secondo le associazioni di categoria, molte aziende opererebbero ormai con margini ridotti o addirittura negativi.
Tra le principali richieste figura il ripristino del rimborso sulle accise del gasolio, considerato fondamentale per la sostenibilità economica del settore.
Governo e associazioni al tavolo delle trattative
È previsto un incontro tra governo e rappresentanti della categoria per cercare una mediazione. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha dichiarato l’intenzione di rafforzare le misure di sostegno, valutando anche l’introduzione di un credito d’imposta e nuove risorse per evitare il rischio di crisi nel comparto.
Anche dal mondo associativo arrivano richieste precise. Confartigianato Trasporti Sicilia ha evidenziato le difficoltà quotidiane delle imprese, chiedendo interventi strutturali su costi, sicurezza e regole di mercato.
L’allarme del settore: “Senza interventi rischio paralisi”
Dal settore arriva un monito chiaro: senza soluzioni concrete, lo sciopero potrebbe avere conseguenze pesanti sull’intera filiera logistica.
Lo stesso ministro Salvini ha sottolineato come un fermo prolungato dei trasporti possa avere effetti immediati sull’economia reale, con possibili ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sulla vita quotidiana dei cittadini.

